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Una vegetariana da Trippa, trattoria di Milano

Trippa trattoria Milano

Metti una vegetariana da Trippa, una graziosa trattoria di Milano, in zona Porta Romana. La (bella) sorpresa è che mi sono trovata molto bene, a dispetto delle premesse poco incoraggianti per chi, come me, non mangia né carne né pesce. E invece, come accade nella vita, è importante andare oltre l’apparenza (data in questo caso dal nome del locale) e tentare la sorte. Intendiamoci, questo ristorante è consigliatissimo per chi ama trippa, interiora ed altri piatti sfiziosi, prevalentemente a base di carne. Ma il suo grande merito è quello di conservare qualche attenzione anche per chi a tavola ha gusti diversi. Così facendo, il suo punto di forza – insieme ad un servizio gentile e a piatti di qualità – è quello di poter accogliere tutti, facendo la felicità di una coppia o un gruppo di amici in cui a essere vegetariano è solo una persona. Vi racconto la mia esperienza, a lieto fine.

Una trattoria contemporanea

A Milano, le nuove trattorie 2.0 seguono principalmente due format: quello dello chef rinomato che fa la doppietta con un bistrot a prezzi più popolari ovvero il cuoco giovane e bravo che apre un suo locale, possibilmente con cucina a vista. Trippa fa parte di questa seconda soluzione. Qui il re dei fornelli è Diego Rossi, veronese di nascita e meneghino d’adozione: tanti tatuaggi, baffetti alla Dalì e creatività da vendere, nel sacro rispetto delle materie prime. I tavoli sono essenziali, con tovagliette di carta al posto della tovaglia; le pareti sono impreziosite da foto in bianco e nero e poster di liquori e bottiglie vintage. Il ristorante è accogliente e raccolto, circa 30 i coperti. La seduta più intrigante è quella al bancone, con vista sulla cucina. Un dettaglio (che fa la differenza): il bagno è elegantissimo, con pareti blu cobalto e quadri con cornici dorate; per la gioia delle mamme, c’è anche un fasciatoio. Il locale è rigorosamente dog-friendly.

La mise en place da Trippa.

La mise en place da Trippa. © oltreilbalcone

 

Il menù di Trippa

Non appena seduti, vi porteranno olive e taralli per accompagnare la scelta dei piatti. La carta occupa appena una facciata e cambia spesso, come piace a me. Perché per cucinare con materie prime fresche e di qualità è complicato avere un menù di 10 pagine. In realtà la scelta non è affatto ristretta: 4 antipasti, 3 primi, 3 secondi, di cui sempre uno a base di pesce. Poi ci sono i piatti della casa, tra cui la trippa fritta, che è un cavallo di battaglia. E ancora, i fuori carta: ad estro dello chef potreste trovare lumache e anguilla. Il mio compagno è andato in visibilio per una battuta di fassona alle nocciole e una svizzera di cinghiale con sedano rapa e cime. Per quanto riguarda la componente vegetariana, io ho assaggiato un’ottima (in assoluto il mio piatto preferito) verza bruciata con uova di quaglia, maionese al rafano e lenticchie fritte, a cui sono seguiti dei ravioli ai formaggi e riduzione di birra. Da provare, se vi rimane un posticino, le verdure proposte come contorno. Il tutto è condito da un servizio fresco, informale e attentissimo.

Il mio antipasto, verza bruciata con uova di quaglia, maionese al rafano e lenticchie fritte. © oltreilbalcone

 

Ravioli ai formaggi e riduzione di birra.

Ravioli ai formaggi e riduzione di birra. © oltreilbalcone

 

Dessert, vino e conto

I dolci sono golosi, personalmente ne ho condiviso uno perché ero piuttosto satolla dalle portate precedenti. Ho assaggiato una buona mela annurca con cremoso di cioccolato bianco, cardamomo, cannella e popcorn di amaranto, ripromettendomi – per la prossima volta – di dare una chance anche alla crème brûlée allo zabaione. La lista dei vini è onesta, senza ricarichi eccessivi – ho ordinato una bottiglia di Specogna, cabernet franc friulano -, ma la vera sorpresa sono gli amari, per intenditori: dal Tonico Varnelli al San Simone (diffuso in Piemonte, ma in Lombardia è raro incontrarlo), dal Sibilla al Manfredi. Il conto vi verra servito in una scatolina di latta colorata, addolcito dalle caramelle Rossana: siamo sui 40/45 euro a persona.

L’astuzia per prenotare

Ogni rosa ha le sue spine e, da Trippa, il punto dolente è la prenotazione. Il locale non ha molti coperti ed è molto richiesto: di norma si trova posto non prima di due o tre settimane. Ma c’è un trucco, che condivido volentieri. Se non volete aspettare tanto, potete tentare la sorte mandando un whatzup il giorno stesso, all’ora di pranzo (talvolta ci sono delle disdette e potete approfittarne) oppure presentandovi direttamente sul posto alle 19.30 o alle 22: se siete in due o poco più, la fortuna potrebbe essere dalla vostra parte!  E se vi va, fatemi sapere com’è andata la vostra esperienza.

DRITTE TAKE AWAY

La trattoria
Trippa
Dove
Milano, via Vasari 1 (Porta Romana)
Orari
19.30 – 23.30

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Il conto, servito da Trippa in una scatola di latta vintage.

Il conto, servito da Trippa in una scatola di latta vintage. © oltreilbalcone

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