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Madrid da bere e da mangiare: indirizzi da segnarsi in agenda

Ho aspettato ben 35 anni (troppi!) prima di visitare per la prima volta la capitale della Spagna e, quando finalmente mi sono decisa ad andarci, è stato amore a prima vista. Maestosa, cosmopolita, frizzante: la città mi ha accolto, intrigato e conquistato. Vi ho già parlato delle (almeno) 10 buone ragioni per visitarla ed anche dei tapas bar da non perdere, ma dato che l’appetito vien viaggiando, vi propongo due indirizzi gourmet che meritano una tappa. Per cena, il ristorante Corral de la Morería, nominato “Miglior Tablao Flamenco al Mondo”; come after dinner o per l’aperitivo, per assaggiare un buon cocktail a chilometro zero, il Macera Taller Bar. Entrambi recuperano gli antichi sapori madrileni, per rivisitarli con innovazione, alla scoperta di un connubio inedito tra passato e futuro.

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Il festival Bike Up e il (favoloso) mondo dell’e-bike

In sella ad una e-Bike davanti ad un ciliegio fioritoTalvolta c’è bisogno di rallentare il ritmo. Per entrare in simbiosi con nuovi Paesi, ma anche – senza allontanarsi troppo – per riscoprire il proprio territorio. Perché il viaggio lento e sostenibile può diventare uno stile di vita. Recentemente ho fatto una nuova avventura: ho trascorso una mattinata intera in sella ad un’e-bike, esplorando i dintorni della mia città, Milano. Costeggiando il Naviglio Grande, ho raggiunto il pittoresco paesino di Gaggiano. Lentamente (ma non troppo!), sono arrivata lontano. Senza sudare, ma pedalando. La bicicletta elettrica offre splendide opportunità: vi racconto la mia esperienza, suggerendovi un grazioso itinerario da fare a Milano! E se siete curiosi di provare, c’è una bella occasione: dal 12 al 14 maggio a Lecco si terrà Bike Up, primo festival europeo dedicato alla mobilità green a pedalata assistita.
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Sapore di Sal | Capo Verde

Fiore on the road: la bombardera, tecnicamente la calotropis procera, grazioso fiore che spazia dal rosa al viola, frequente nel Deserto di Terra Boa. Il frutto che produce ha un liquido simile al latte, ma non è commestibile.
Isola del Sale (Ilha do Sal). Questo è il suo nome attuale, che subentrò a quello che aveva in precedenza: Ilha Plana, isola piatta. Entrambi i termini descrivono puntualmente questo coriandolo di terra baciato dal sole in mezzo all’Oceano Atlantico e racchiudono il segreto del suo successo. Perché Sal è l’isola di Capo Verde più gettonata dai turisti di tutto il mondo, che vengono qui per le sue spiagge da cartolina, per l’atmosfera spensierata che si respira a Santa Maria, vivace centro urbano sulla punta meridionale, e per la filosofia “No Stress”, tanto decantata dagli abitanti del luogo. Sal ha dato i natali ai più grandi campioni internazionali di kite surf, cresciuti a pane e vento, cavalcando con grazia e fantasia onde imponenti, capaci di raggiungere i 10 metri d’altezza, ed è diventata una meta cult per chi ama destreggiarsi in mare con la tavola. Vi suggerisco un itinerario dell’isola, alla volta dei siti da non perdere, delle spiagge più suggestive e degli indirizzi sfiziosi da scoprire a Santa Maria.
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Il Giardino Botanico di Montréal

Se nella città in cui vivo esistesse un posto del genere, credo che vi andrei almeno una volta alla settimana. Per prendermi il mio tempo, fare una pausa dai ritmi frenetici, passeggiare con incanto tra infinite specie di piante e (perché no?!) leggermi un buon libro in mezzo alla natura, protetta e coccolata da un’atmosfera bucolica e rilassante. Il Jardin Botanique di Montréal, in Québec, è il terzo più grande al mondo, preceduto solo da quello di Londra e Berlino. Al suo interno ospita 22mila specie di piante, distribuite su 30 giardini tematici, che permettono di fare un giro del mondo e delle culture attraverso la natura. Vi anticipo alcune delle sue meraviglie, con qualche dritta su come muovervi e cosa non perdere.
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Marsiglia, porta aperta sul mondo

Pianta on the road: i tigli di cours Julien, nel vibrante quartiere popolare de La Plaine.
Marsiglia non è solo una città. È un viaggio: il segreto è lasciarsi trasportare. Gironzolate tra i suoi vicoli, che parlano le lingue del mondo. Fatevi scaldare dalla sua luce, che non lascia mai indifferenti. Salite, scendete e risalite le sue strade per ammirare orizzonti sempre diversi: la città è fatta di colline, che arrivano sino al mare. Fermatevi nei suoi bar, senza fretta, ognuno racchiude un microcosmo che merita di essere scoperto. Lasciatevi stordire dal profumo di spezie, che trasporta di colpo sulla riva orientale del Mediterraneo. Sorseggiate le molteplici declinazioni di pastis (liquore all’anice, bevuto per l’aperitivo) per cogliere sapori imprevisti di liquirizia ed erbe aromatiche. Esplorate il futuro, dove grandi artisti hanno dato vita a musei sull’acqua. Ripercorrete grandi intuizioni del passato, seppur utopiche, come la Cité Radieuese di Le Corbusier. Assaporate il presente, ammirando le barche di ritorno dalla pesca nel suggestivo Vieux Port. Perché, come scriveva Izzo, “di fronte al mare la felicità è un’idea semplice“. A proposito, leggetelo Jean-Claude Izzo, per capire davvero la città e innamorarvene perdutamente. Marsiglia si rivela negli angoli più nascosti, per sfuggire agli occhi ciechi di chi cerca sogni facili e viaggi preconfezionati. Vi porto a zonzo in una città speciale, la mia preferita in tutta Francia.
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Île d’Orléans, l’orto del Québec

Pianta on the road: l’acero.
Coltivando la terra, si coltiva anche la felicità. Ne ho avuto la conferma nell’Île d’Orléans, a soli 10 minuti di macchina dalla città di Québec: un paradiso bucolico dal forte carattere rurale, con una bassissima connessione wi-fi. Qui il tempo sembra essersi fermato: lasciate in tasca lo smartphone (tanto non va!) ed assaggiate gli squisiti pomodorini gialli che crescono su quest’isola del fiume Saint-Laurent, collegata alla terra ferma da un unico ponte. Una sola strada principale di 60 chilometri gira intorno a questo lembo di terra, tra campi di fragole, orti, vigne, frutteti, fattorie e mulini a vento: percorretela in macchina o in bici, fermandovi nei molteplici économusée che incontrerete lungo il tragitto. Si tratta di piccole imprese private – dal produttore di sidro al coltivatore di mirtilli – aperte al pubblico, dove contadini e artigiani raccontano con passione il proprio mestiere; si possono degustare gratuitamente i prodotti del territorio e acquistare a chilometro zero le specialità locali. E se volete scoprire tutti i segreti dello sciroppo d’acero, visitando una Cabane à Sucre, questa è l’occasione giusta!
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I profumi di Grasse: visita da Fragonard nell’anno della peonia

Fiore on the road: la peonia, il fiore celebrato per tutto il 2017 dalla profumeria Fragonard.
Chi mi conosce lo sa: i miei occhi sono il naso. Vivo attraverso i profumi, dalla fragranza pungente del quotidiano la mattina, all’odore della neve in inverno, passando dagli effluvi di erba appena tagliata, all’aroma del caffè. Tra i 5 sensi, il mio prediletto è senza dubbi l’olfatto. E per una persona come me, un viaggio a Grasse – capitale mondiale del profumo e pittoresca cittadina della Provenza, in Francia – è un’esperienza speciale. Gioia pura. Ma lo sarà anche per voi, perché Grasse ha un fascino d’altri tempi e gode di un microclima magico, beneficiando del sole del Sud della Francia, della dolcezza del Mediterraneo, della freschezza notturna dovuta all’altitudine e dell’abbondanza di corsi d’acqua. Tutti questi elementi convergono nel fare di questo luogo il posto ideale per la nascita e coltivazione di numerose specie di fiori e piante aromatiche. Per creare Chanel N°5, per dire, vengono utilizzati solo gelsomini di Grasse. Da queste parti, i fiori danno il meglio di sé. E proprio qui, ho visitato la storica Parfumerie Fragonard: un’esperienza avvincente, per scoprire come nasce un profumo, la professione del Naso, la differenza tra un eau de toilette e un eau de parfum, sviluppando una nuova sensibilità. Narici aperte, quindi, vi porto con me in questo viaggio aromatico!
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Parc de la Mauricie, la casa dell’orso nero | Québec

Pianta on the road: le foreste di abeti che ricoprono il parco.
Il Canada che avevo in testa, nel mio immaginario fatto di corsi d’acqua idilliaci e foreste sconfinate, l’ho trovato qui. Nel Parc de la Mauricie, dove la natura prende il sopravvento e la civiltà umana sembra lontana anni luce. In realtà, siamo a metà strada tra Montréal e Québec (leggi l’articolo dedicato), entrambe le città distano appena una manciata d’ore di macchina. Ma ve ne dimenticherete presto. Tra i pochi tangibili segni dell’uomo, una lingua d’asfalto panoramica di 63 chilometri che attraversa il Parco, tra maestosi abeti, betulle, pioppi, aceri e valli costellate di innumerevoli laghetti. La strada insegue l’ampio corso del fiume Saint-Maurice, che nasce dalle tondeggianti alture dei Laurentides (Monti Laurenziani), una delle più antiche catene montuose al mondo. E tra le molteplici meraviglie della natura che avrete occasione di ammirare da queste parti, preparatevi a fare un incontro molto speciale: l’orso nero, qui, è di casa.
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Capo Verde, paradiso amaro

Pianta on the road: la cistanche tubulosa, giallo limone, colonizza spesso i bordi delle strade e cresce anche sulla sabbia. Bella, ma parassitaria, non contiene clorofilla e per nutrirsi ruba la linfa alle altre piante.
Questa è una storia di vento. Di sole e di vento, che insieme danno vita ad un arcipelago indecorosamente bello. E ostile. Perché è una terra arida, priva di risorse minerali, dove non cresce nulla, o quasi. Dalla sua ha un mare pulito e pescoso, di un blu che si fonde con il cielo. Benvenuti a Capo Verde che, chiariamo subito il malinteso, verde non è (o, almeno, poco e solo in luoghi e periodi circoscritti, durante la stagione umida). Il Paese è un arcipelago composto da 10 isole di origine vulcanica, molto diverse le une dalle altre. Con una costante: lottano tutte contro i capricci del vento e devono far fronte ad un ambiente vulnerabile a causa della desertificazione e della secca. Sono terre dimenticate in mezzo all’Oceano Atlantico, ad una latitudine inconsueta tra il Tropico del Cancro e l’Equatore, a circa 500 chilometri dalle coste senegalesi. Isole che vennero popolate tardivamente, mica per caso. Eppure, i capoverdiani restano lì. O meglio, emigrano: nel resto del mondo ve ne sono molti di più che in patria (500.000 abitanti a Capo Verde e quasi il doppio all’estero). Ma poi tornano, in un continuo andirivieni. Perché mar fa rima con amar e penar, come ricorda il poeta nazionale Eugénio Tavares. Troppo intensa la sodade, quello struggimento cantato con dolcezza e tormento da Cesária Évora, la diva a piedi nudi che ha portato la morna – musica nazionale di Capo Verde – nel mondo.
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Nizza, il mio primo viaggio 2017

Fiore on the road: i ciclamini del Mercato dei Fiori nella Vieux Nice.
Nizza ha una qualità che più di ogni altra la rende preziosa: la sua luce. Il sole, qui, si riflette sulle case, gli alberi ed il mare in modo speciale, regalando colori brillanti che rendono l’atmosfera magica. Durante l’adolescenza, ho vissuto in questa città scintillante per un paio di mesi in estate e serbo ricordi deliziosi; eppure fuori stagione sprigiona un fascino particolare. Da tempo avevo voglia di tornare, di assaporare la sua eleganza. E così l’ho fatto. Il mio 2017 è iniziato qui, in quello che ho sempre considerato il capoluogo simbolico della Costa Azzurra. È cominciato con il mare, tanti sorrisi, rilassanti passeggiate, un bell’hotel, una cena sfiziosa. E un bagliore unico. Anche Matisse ne rimase folgorato: “La maggior parte della gente viene qui per la luce. Io vengo dal Nord. Ciò che mi ha spinto a Nizza sono i radiosi colori di gennaio e la luminosità della luce del giorno“.
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