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Champagne, itinerario tra le cantine biologiche dei piccoli vigneron

Champagne flut

Pianta on the road: il glicine profumatissimo che riveste le case di Hautvillers, il paese dove nacque lo Champagne.

Le bollicine per eccellenza – quelle dello Champagne – abitano nell’omonima regione a nord-est della Francia. È un territorio prevalentemente rurale, disegnato da pianure e morbide colline, intervallato dal corso del fiume Marna e da qualche bosco. Nasce qui, in questo paesaggio semplice e bucolico, il vino più rinomato al mondo. Vi suggerisco un itinerario alla scoperta dei piccoli vigneron, che lavorano in agricoltura biologica, biodinamica o ragionata. Perché oltre alle grandi Maison storiche (Moët et Chandon, Pommery, Ruinart e gli altri), se fate un viaggio nella Champagne vale la pena conoscere i piccoli artigiani del vino e degustare calici meno commerciali, che difficilmente troverete in Italia. Con una certezza, “lo Champagne aiuta la meraviglia“, come scriveva la scrittrice francese nota con lo pseudonimo di George Sand.

Come arrivare

La Champagne, al femminile perché intesa come regione, dista 150 chilometri da Parigi. Uno dei modi per raggiungerla è arrivare in aereo nella capitale francese e da lì affittare una macchina. Se però cullate l’idea di acquistare qualche bottiglia da portare a casa con voi, come ho fatto io, tanto vale che veniate direttamente con la vostra auto. Da Milano calcolate 7/8 ore; potete fare una graziosa tappa intermedia in Borgogna, a Digione (leggi l’articolo) oppure a Mulhouse, in Alsazia (in questa seconda opzione dovrete attraversare la Svizzera). Una volta giunti a destinazione, l’ideale è avere almeno 3 giornate piene, meglio se riuscite a trascorrerne qualcuna in più.

I glicini in fiore nel villaggio di Hautvillers, nella Champagne.

I glicini in fiore nel villaggio di Hautvillers, nella Champagne. © oltreilbalcone

Mini guida per orientarsi 

Sono 34 mila gli ettari di vigneti coltivati nell’area di produzione a denominazione protetta (AOC) della regione e tre i vitigni principali: il Pinot Noir, a bacca rossa; lo Chardonnay e il Pinot Meunier, a bacca bianca. La Champagne può essere suddivisa in quattro macro-aree, che segnano le principali differenze: la Montagne de Reims (dove si coltivano prevalentemente Pinot Noir e Pinot Meunier), la Vallée della Marne (Pinot Meunier), la Côte des Blancs (Chardonnay) e la Côte des Bar (quasi esclusivamente Pinot Noir).

Uno dei molteplici vigneti della regione Champagne, in Francia.

Uno dei molteplici vigneti della regione Champagne, in Francia. © oltreilbalcone

 

Per chi fosse alle prime armi, lo Champagne è uno spumante metodo classico, o méthode champenoise, fa cioè una doppia fermentazione, prima nei tini e poi nelle bottiglie. Per intenderci, lo stesso processo avviene in Italia per il Franciacorta e il Trento Doc.

Consigli pratici

Le due città più importanti della regione sono Reims e Épernay, è da queste parti che troverete le grandi Maison di Champagne. Il mio suggerimento è di visitarne una o poco più (a seconda del tempo che avete a disposizione) e dedicarvi principalmente ai vigneron di dimensioni più ridotte. Nelle piccole cantine la degustazione è quasi sempre gratuita, ma si aspetteranno – giustamente – l’acquisto di qualche bottiglia: i prezzi sono competitivi (dai 15 euro in su, a seconda della zona) e ne vale davvero la pena! In ogni caso, ricordatevi di prenotare le visite.

Hautvillers e Dom Pérignon

Ma veniamo al dunque. Il mio itinerario tra le bollicine parte nell’amabile paesino di Hautvillers: è qui che tutto ebbe inizio. La nascita dello Champagne è ricondotta al monaco benedettino Dom Pierre Pérignon, che arrivò nell’abbazia di questo villaggio nella seconda metà del 1.600, con l’incarico di tesoriere. Decise di rimettere in sesto le viti abbandonate e, non si sa se per errore o intuizione, scoprì il metodo della rifermentazione in bottiglia, alla base del sistema per fare questo vino. Il paese è piccolo e grazioso: merita una visita, insieme all’abbazia.

La via dove si trova l'abbazia di Dom Pérignon, a Hautvillers.

La via dove si trova l’abbazia di Dom Pérignon, a Hautvillers. © oltreilbalcone

La cantina Vincent Bliard

Hautvillers trovate la cantina di Vincent Bliard: la famiglia lavora in biologico sin dagli Anni ’60, quando in Francia questo tipo d’agricoltura era ancora agli albori. Oggi a condurre l’azienda è il figlio: 4 ettari di terreno, prevalentemente argillo-calcareo, un tempo lavorato grazie ai cavalli e circa 12/15 mila bottiglie prodotte all’anno. Chiedete di farvi vedere le cantine, hanno oltre 2 secoli di vita! In degustazione solo uno Champagne, Brut, 3 anni d’invecchiamento e assemblage dei tre vitigni tipici, ma predominanza del Pinot Meunier, che conferisce morbidezza e persistenza in bocca (21 euro).

Nella cantina di Bliard, insieme al vigneron.

Nella cantina di Bliard, insieme al vigneron. © oltreilbalcone

La cantina Gaston Collard

Nel paesino di Bouzy si trova uno dei più giovani talenti della regione: Cyril Collard, introverso e deciso, gestisce insieme alla sorella l’azienda di famiglia, proseguendo il lavoro di papà Gaston, ma con un guizzo in più. Sono in conversione biologica e biodinamica dal 2012, con meno di 2 ettari di terreno, tutti vini Grand Cru.

Cyril Collard, nella sua sala da degustazione.

Cyril Collard, nella sua sala da degustazione. © oltreilbalcone

 

Mettetevi comodi perché qui la degustazione – una delle più interessanti tra quelle che ho fatto – è un viaggio, che vi porterà verso nuovi orizzonti, a provare bottiglie degne di nota. Tra tutti, ottimi il Blanc de Noirs (100% Pinot Noir); il Dosaggio Zero e il Millesimato 2010, dove si sentono note di miele. Chiedetegli di farvi assaggiare anche il Ratafia de Champagne, liquore tradizionale, da bere come aperitivo, con i formaggi o i dolci.

La cantina Froment-Griffon

Alla 4° generazione, Marie e suo marito Mathias vi accoglieranno con calore, facendovi degustare un interessante ventaglio di Champagne. Chiedete loro di fare una passeggiata tra le vigne, è sempre un’esperienza emozionante (è qui, in fondo, che nasce tutto): si trovano tutte nel paesino di Sermiers, classificato Premier Cru dal 2013. Lavorano in biologico parte dei 6 ettari di cui dispongono (circa 40 mila bottiglie l’anno), pur non essendo certificati, fanno però parte della rete francese Dephy e usano tecniche alternative per ridurre l’impatto sull’ambiente. Tra i miei preferiti, il Grande Réserve, che sa di miele e brioche, con leggere note erbacee e il Millesimato 2012, con sentori più agrumati ed un dosaggio di zuccheri più basso. Da non perdere il seducente Blanc de Blancs (100% Chardonnay), che si chiama Alexiana, come la bis-bis nonna: è l’unico a fare legno e sfoggia sentori di rosa e cannella.

Gli Champagne degustati nella cantina Froment-Griffon, a Sermiers.

Gli Champagne degustati nella cantina Froment-Griffon, a Sermiers. © oltreilbalcone

La cantina Françoise Bedel

In agricoltura biodinamica da 20 anni, Françoise è una delle poche donne incontrate che hanno il nome anche sull’etichetta. Le sue vigne si trovano a circa un’ora di strada, a ovest rispetto a tutte le cantine di cui vi ho parlato sino ad ora. Il viaggio merita perché i suoi vini sono intriganti, il tocco femminile si sente e conquista, anche nella scelta dei nomi. 9 ettari per circa 30/60 mila bottiglie l’anno (la resa è variabile quando si lavora in biodinamico), su un terreno argillo-calcareo e limoso. Origin’Elle (90% Pinot Meunier) sta 5 anni sui lieviti, è fresco e ha un perlage accattivante; Entre Ciel et Terre (“tra cielo e terra”) ha una spiccata mineralità e incredibili note di ciliegia; Comme Autrefois (“come una volta”) è un capolavoro: 55%  Pinot Meunier, 30% Chardonnay, 15%  Pinot Noir, sta 11 anni sui lieviti e fa legno; costa 85 euro e sono ben spesi.

Gli Champagne degustati da Françoise Bedel.

Gli Champagne degustati da Françoise Betel, a Crouttes sur Marne. © oltreilbalcone

La cantina Morize Père & Fils

Gli ultimi due produttori che vi consiglio si trovano entrambi nella Côte des Bar (anche chiamata Aube), nel sud della regione: è geograficamente la zona più distaccata della Champagne e la più vicina all’Italia. Si tratta di un’area vitivinicola meno conosciuta, ma di grande importanza perché oltre ad avere un terroir ideale per la coltivazione del Pinot Noir e dello Chardonnay (la Borgogna è vicinissima), è il luogo dove vengono prodotte anche le uve residuali, dall’Arbane al Petit Meslier. In generale, da queste parti i prezzi sono più democratici perché è la zona è meno rinomata, ma di uguale pregio. Si trova qui il mio “primo amore”, la cantina Morize, che visitai per la prima volta diversi anni fa.

All'ingresso della cantina di Morize, nell'Aube.

All’ingresso della cantina di Morize, nell’Aube. © oltreilbalcone

 

Fatevi condurre dal buon Morize, un omone gentile che sa il fatto suo, nelle suggestive cantine dell’azienda: create dai monaci, risalgono al XII secolo! Nelle sue bottiglie (ne produce circa 60 mila l’anno), come cifra stilistica, all’uva delle vigne nuove aggiunge un po’ di quella delle vigne più vecchie. Il Brut Tradition è 100% Pinot Noir (esce a 15 euro), il Brut Réserve è più elegante e persistente e il Rosé, che fa un invecchiamento di 5 anni, ha piacevoli sentori di frutti di bosco. Chiedetegli di assaggiare il Millesimato 2005, è un mondo a parte!

La cantina Christophe Walczak

Di origine polacca, Christophe ha un animo gentile e vi racconterà nei dettagli il suo mestiere, che conduce con passione insieme alla moglie. Produce 15/20 mila bottiglie l’anno e lavora in agricoltura ragionata. “Il miglior prodotto per un vino è il sole” mi dice con convinzione. I suoi vini sono come lui, schietti e con carattere. In degustazione ho provato il suo Brut Tradition (13 euro), 100% Pinot Noir con un perlage elegante e una bella ricchezza aromatica.

Christophe Walczak, nella sua cantina nell'Aube.

Christophe Walczak, nella sua cantina nell’Aube. © oltreilbalcone

 

In ogni flûte e grazie ai diversi vigneron incontrati in questo viaggio, ho scoperto nuovi mondi e molteplici storie di vita. Bere buon vino significa anche conoscere territori e persone. Poi, lo ammetto, per lo Champagne ho un debole. Tra le tante, ha una virtù preziosa: le sue bollicine regalano scampoli di felicità.

 

DRITTE TAKE AWAY

Cantine di Champagne consigliate
§
Vincent Bliard, rue de Buttes 46 – Hautvillers
§ Gaston Collard, rue de Tours sur Marne 3 – Bouzy
§ Froment-Griffont, rue du Clos des Moines 2 – Sermiers
§ Françoise Bedel, rue Grande 71 – Crouttes sur Marne
§ Morize Père & Fils, rue du Général de Gaulle 122 – Les Riceys
§ Christophe Walczak, rue Grande 10 – Bagneux La Fosse
Da vedere
§
Hautvillers e l’abbazia di Dom Pérignon
§
Reims e Épernay

SCOPRI ANCHE… 
Sancerre, itinerario nel regno del Sauvignon Blanc (leggi l’articolo)
Franciacorta, sogni effervescenti: cantine da scoprire (leggi l’articolo)

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