Una giornata perfetta a Tadoussac, con le balene | Québec

Fiore on the road: le margherite rosa, che colorano i vialetti delle pittoresche case di Tadoussac.
Tadoussac @oltreilbalconeA volte la fortuna ti bacia. Non capita spesso, ma quando accade è speciale. Ed è talmente sorprendente che non lo realizzi subito, ci vuole un po’ per metabolizzare che tutto è andato esattamente come doveva andare. Anzi, meglio. Con il tempo, prendi consapevolezza del privilegio e ti senti grato. Non c’è nessuno in particolare da ringraziare. Semplicemente è andata dannatamente bene. Punto. Mi è successo recentemente, a Tadoussac. Ho scelto tra le tappe del mio viaggio in Canada questa remota e graziosa cittadina del Québec perché pare sia uno dei luoghi d’elezione per l’avvistamento delle balene. Lo è davvero. Non solo ho potuto ammirare i maestosi giganti del mare, ma l’ho fatto anche da molto, molto vicino. Il mio rendez-vous con la fortuna è avvenuto qui, parecchi chilometri lontano da casa.
Tadoussac sorge sulla foce del fiume Saguenay e si affaccia sull’imponente Saint-Laurent, la cui lunghezza è il doppio di quella del nostro Po. Il suo letto è talmente ampio da dare la fallace e suggestiva sensazione di trovarsi dinnanzi al mare. L’incontro dei due corsi d’acqua (Saguenay e Saint-Laurent) – che costituisce un parco marino protetto – dà vita ad una nutrita popolazione di krill, squisito manicaretto per le balene che, proprio per questa ragione, popolano numerose l’area, insieme ai turisti che giungono sin qui da ogni parte del mondo per poterle ammirare.

Il fiume Saint-Laurent. @oltreilbalcone

Il fiume Saint-Laurent. @oltreilbalcone

La cittadina conta poco più di 800 abitanti – un solo supermercato, neanche un ospedale (il più vicino è a 3 ore di macchina, a Québec) – e ricorda un po’ la Cabot Cove di Jessica Fletcher (ma le scene della Signora in Giallo sono in realtà state girate nel Nord della California, a Mendocino… leggi l’articolo). Tadoussac è un pittoresco susseguirsi di casette dalle tinte pastello, con una bella baia ed un porto poetico, sui quali troneggia l’imponente Hotel Tadoussac, con il suo brillante tetto rosso ciliegia, che dalla metà del 1800 trasformò il paese in un centro di villeggiatura.

Il porto di Tadoussac. @oltreilbalcone

Il porto di Tadoussac. @oltreilbalcone

Casa rosa confetto, Tadoussac. @oltreilbalcone

Casa rosa confetto, Tadoussac. @oltreilbalcone

L'Hotel Tadoussac. @oltreilbalcone

L’Hotel Tadoussac. @oltreilbalcone

Verificando gli orari dell’alta marea, potete fare una piacevole passeggiata che parte dalla spiaggia. Al tramonto, merita il sentiero Pointe-de-l’Islet che porta direttamente sugli scogli, per ammirare dalla terra ferma i cetacei del Saint-Laurent.

Veduta dal sentiero Pointe-de-l'Islet. @oltreilbalcone

Veduta dal sentiero Pointe-de-l’Islet. @oltreilbalcone

AVVISTAMENTO DELLE BALENE
Per l’escursione sul Saint-Laurent alla volta delle balene, potete scegliere tra una barca con una capienza di 600 persone (troppo grande, per i miei gusti) e lo Zodiac, un gommone da 12 o 24 posti che permette di vivere un’esperienza più a contatto con gli animali (attenzione: non sono ammesse le donne incinta, probabilmente per i continui sbalzi). I mesi migliori per l’avvistamento sono agosto e settembre; le due principali compagnie sono AML, che naviga in tutto il Québec, e Otis Excursion, un’agenzia locale, più piccola, ma altrettanto affidabile, in attività da oltre 30 anni (personalmente ho optato per quest’ultima: dispone di Zodiac più raccolti e permette di vivere un’esperienza intima, con meno persone). In ogni caso, è fondamentale prenotare – anche online – perché le uscite avvengono solo in orari prestabiliti (mattino, pranzo e tardo pomeriggio). Il resto è puro spettacolo. Mi presento mezz’ora prima all’appuntamento sul molo, con abiti caldi comprati – insieme ad un pelouche balena – in una delle graziose boutique del paese, dallo stile prettamente marinaro. Prima di imbarcarmi, mi consegnano un pantalone ed una giacca impermeabile: sembro un palombaro, ma poco importa, a largo il freddo è pungente.

Qualche momento prima di imbarcarmi sullo Zodiac. @oltreilbalcone

Qualche momento prima di imbarcarmi sullo Zodiac. @oltreilbalcone

Il capitano Pierre – occhi color mare, barba folta e sguardo capace di vedere lontano – ci ricorda che non siamo a Disneyland e non è possibile schiacciare un bottone per far uscire gli animali dall’acqua. Il fiume va rispettato. Ci chiede di restare composti e tenerci forte. Imparo molte cose, tra le tante, l’importanza di avere pazienza, dote essenziale quando ci si avventura per avvistare i cetacei. Dopo appena 15 minuti (l’uscita dura tre ore), ad un metro dall’imbarcazione e dinnanzi ai nostri sguardi attoniti, una balena gigante fa un enorme balzo fuori dall’acqua, facendosi ammirare a figura intera per ben due volte. Spesso, quanto sei stato fortunato lo capisci solo dopo. Intuisco, però, che quello che sta accadendo ha qualcosa di inconsueto, raro e prezioso. Il capitano inizia ad urlare, esplodendo in una risata fragorosa e lasciandosi andare ad una felicità travolgente. Ci racconta che è da 10 mesi che non capita di vedere un esemplare di balena nera (che arriva a pesare sino a 60 tonnellate).

Il capitano Pierre. @oltreilbalcone

Il capitano Pierre. @oltreilbalcone

La balena nera. @MatteoIoppolo

La balena nera ad un metro dallo Zodiac. @MatteoIoppolo

L’uscita prosegue con numerosi avvistamenti: dalle balenottere minori antartiche (Petit Rorqual, in francese), alle orche. Dal centro del fiume si staglia il faro Haute-Fond Prince, dai classici colori bianco e rosso, dove sono soliti radunarsi diversi cetacei e specie di uccelli.

Il faro Haute-Fond Prince, alto 25 metri. @oltreilbalcone

Il faro Haute-Fond Prince, alto 25 metri. @oltreilbalcone

Quando incontriamo i beluga – piccole balene dentate, color bianco latte – sono talmente vicini che ci fermiamo: vige il divieto di proseguire con barche a motore quando si incrociano questi animali a meno di 400 metri, per evitare il rischio di collisione. Da queste parti si assiste ad un bell’esempio di convivenza uomo e natura, grazie ad un rapporto fondato sul rispetto e l’attenzione. Pierre è molto scrupoloso nei confronti del fiume e della fauna che lo popola. I suoi occhi riflettono la passione verso quello che, oltre ad essere un lavoro, è prima ancora uno stile di vita. Tre ore passano veloci, il tempo scorre senza essere percepito quando si sta bene. Al ritorno incomincio a realizzare che quella che ho appena vissuto è un’esperienza magica, di rara bellezza e intensità.
Tadoussac @oltreilbalconeDOVE MANGIARE E DORMIRE
Il bed and breakfast dove ho prenotato una stanza, l’Auberge de la Sainte Paix (incantevole la colazione!), è molto confortevole e gode di un’eccezionale veduta sul fiume: un’occasione in più per provare a scorgere ancora qualche cetaceo. Dopo una doccia calda, cerco un posticino accogliente dove mangiare. Tenete presente che da queste parti si cena presto, come ovunque in Québec, fuori dalle grandi città. Chez Matilde e La Galouine sono i due veri e propri ristoranti del paese (gli altri sono tavole calde o bar), il primo più estroso, il secondo con piatti a base di pesce (dal granchio all’astice), ma entrambi non offrono alternative vegetariane. Opto per il Café Bohème, un bistrot in stile parigino dove le persone si recano anche solo per bere una tisana, leggendo un libro. La cucina veggie non è il punto forte di Tadoussac, in ogni caso qui qualcosa si trova: da non perdere le patatine della casa, tagliate a fiammifero e servite con una maionese all’acero. Per festeggiare la giornata fortunata, ordino un buon cognac ricavato dalle mele.

Casetta color crema a Tadoussac. @oltreilbalcone

Una delle molteplici margherite rosa, che regalano un’accoglienza colorata. @oltreilbalcone

Il giorno dopo, prima di ripartire per una nuova meta, mi reco a vedere le dune di sabbia, a 7 chilometri dal centro abitato (se avete avuto occasione di ammirare la Dune du Pilat, vicino a Bordeaux – leggi l’articolo-, considerate che le ‘cugine’ canadesi sono meno suggestive). In realtà si tratta di terrazze marine scolpite dalle onde e non dal vento. La visita merita comunque perché alcuni brevi sentieri portano a punti panoramici accattivanti. Inoltre, proprio dalle dune, il 20 ottobre del 1990 un tale chiamato Yvan Duchesne vide in un’ora più di 350 rapaci. Quest’osservazione fuori dal comune porterà alla scoperta di uno dei più importanti corridoi migratori conosciuti in Québec, nonché alla creazione dell’Osservatorio degli Uccelli di Tadoussac. Anche Yvan, come me qualche decina di anni più tardi, ebbe un gran bel colpo di fortuna da queste parti.

Le dune di sabbia di Tadoussac. @oltreilbalcone

Le dune di sabbia di Tadoussac. @oltreilbalcone

DRITTE TAKE AWAY
Dove ho dormito
Auberge de la Sainte Paix, grazioso B&B con veduta sul fiume.
Hotel suggerito

Hotel Tadoussac, se il budget lo consente, è un’istituzione.
Ristoranti consigliati
§ Café Bohème, bistrot in stile francese.
§ Chez Matilde, cucina sofisticata e poco cheap.
§
La Galouine, specialità di pesce.
Con chi prenotare le escursioni per l’avvistamento delle balene
§ AML, Zodiac e crociere. 
§ Otis Excursion, solo Zodiac.
§ Mer et Monde, in kayak.
Da vedere
§ Dune di Sabbia
§ Osservatorio degli Uccelli
§ Centro d’Interpretazione dei Mammiferi Marini

ALTRE TAPPE DA NON PERDERE NELLA PROVINCIA DEL QUÉBEC
→ Fiordi del Saguenay (leggi l’articolo)
→ Cantons-de-l’Est e North Hatley (leggi l’articolo)
→ Québec, la città (leggi l’articolo)
→ Île d’Orléans (leggi l’articolo)
→ Parc de la Mauricie (leggi l’articolo)

 

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