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Roero, tra calici bio e piatti d’autore

Roero Correggia

Fiore on the road: la zinnia, che si erge orgogliosa nella colorata aiuola dell’azienda vinicola Matteo Correggia, nel Roero.

Ci sono luoghi con i quali scatta subito un colpo di fulmine e, complice la vicinanza geografica, tornarci almeno una volta all’anno diventa un piacevole appuntamento. Distante poco più di un’ora di macchina da Milano, il Roero è una verdeggiante area del Piemonte – nella provincia di Cuneo – disegnata da colline impreziosite da frutteti e vigneti. La cultura di questa zona, che sorge sulla sinistra del fiume Tanaro, è legata alla terra e ai suoi prodotti. Se le vicine Langhe possono vantare etichette blasonate di Barolo e Barbaresco, qui si punta sull’eleganza. I vini che interpretano in modo più autentico il terroir sono, tra i rossi, il Roero (ottenuto da uve nebbiolo, solitamente in purezza) e, tra i bianchi, il Roero Arneis (ottenuto da uve arneis), entrambi tutelati dalla DOCG. Tra i miei indirizzi del cuore, ecco due cantine da non perdere ed un ristorante sfizioso dove fermarsi a mangiare, per provare le specialità del territorio con un guizzo creativo. L’itinerario enogastronomico ruota tutto intorno a Canale, piccolo paesino con poco più di 5.000 abitanti, sede dell’Enoteca Regionale del Roero.

Il Roero rosso e Matteo Correggia

I vini celano storie. Di persone, scommesse, imprevisti e rinascite. L’azienda Matteo Correggia prende il nome dall’uomo che fu tra i primi e credere in una terra ai tempi sottovalutata per la produzione vitivinicola. Nel 1985 Matteo eredita dal padre l’impresa agricola, dove si coltivavano anche frutti e ortaggi, e decide di puntare tutto sui vini. Con coraggio e visione. Perché in un territorio che poi giunse alla fama per il bianco (l’Arneis), seppe credere anche nel rosso, senza farsi spaventare dai vicini della porta accanto – le Langhe -, la cui tradizione enogastronomica aveva già fatto il giro del mondo e richiamava turisti da ogni dove. Matteo scompare precocemente ed è la moglie Ornella a portare avanti il suo sogno. Dopo il tragico evento, la donna sceglie di lasciare la sua professione di insegnante e si dedica al progetto del marito, con il supporto dell’enologo di fiducia e grazie alla solidarietà delle cantine circostanti, grate a Matteo per aver contribuito a rendere il Roero una terra rinomata (anche) per i vini. Oggi, i figli Giovanni e Brigitta – poco più che ventenni – completano il team di lavoro.

La zinnia nel giardino dell'azienda Matteo Correggia

La zinnia nel giardino dell’azienda vinicola Matteo Correggia. © oltreilbalcone

 

Nella cantina Matteo Correggia all’orizzonte ci sono novità: dalla conversione al biologico, alla sperimentazione dei vini in anfora (ancora non in commercio); dall’ampliamento della cantina, che merita una visita, con i suoi bei archi a volta e i muri con mattoni a vista, sino al progetto del percorso sensoriale, che porterà i visitatori nel cuore delle vigne, dove potranno ammirare i tradizionali Ciabòt, vecchie casette usate un tempo per il ricovero degli attrezzi da lavoro e per ripararsi dai temporali.

Ornella Costa.

Ornella Costa, la condottiera dell’azienda vinicola Matteo Correggia. © oltreilbalcone

 

I vini di Matteo Correggia

Con la bella stagione, la degustazione si fa nel grazioso giardino di Ornella, tra bignonie, bambù, zinnie e rose selvatiche. L’Arneis 2015 – passaggio solo in acciaio – è come deve essere: fresco, leggermente fruttato, con una grande sapidità data dai sali di magnesio, che contraddistinguono il terroir tipicamente sabbioso del Roero. L’altro bianco è invece una scelta originale, ma calzante: il Sauvignon 2013, profumato e avvolgente. L’Anthos è una bottiglia fuori dalle righe: brachetto in purezza, ma secco, perfetto per l’estate, va bevuto leggermente fresco (per gli appassionati della tradizione, c’è anche il Passito).

La cantina dell'azienda vinicola Matteo Correggia.

La cantina dell’azienda vinicola Matteo Correggia. © oltreilbalcone

 

Il Barbera d’Alba 2014 – 9 mesi d’invecchiamento in legni di secondo e terzo passaggio – è piacevole e sincero, senza troppi pensieri; il Marun 2013 (100% Barbera) – selezione di vigna, affinato 18 mesi in legni diversi – è fine, speziato, con carattere intenso. Tra i Nebbioli, Correggia schiera: il Roero 2013, La Val di Preti 2013, con note di violetta e ciliegia e – come fiore all’occhiello, la riserva – il Ròche d’Ampsèj 2011 (18 mesi in barrique e 24 in bottiglia), elegante e persistente. Da dimenticare in cantina per qualche anno perché, come chiosa Ornella, “il Nebbiolo va aspettato“.

Il Roero Arneis di Matteo Correggia.

Il Roero Arneis di Matteo Correggia. © oltreilbalcone

 

Cascina Ca’ Rossa

Ad una manciata di chilometri di distanza da Matteo Correggia c’è Cascina Ca’Rossa, squisita espressione di un sapere e di una passione che si tramandano di padre in figlio, di generazione in generazione. Alfonso Ferrio acquista, dopo anni di sacrifici e lavoro, una cascina (rossa) a strapiombo sulla strada che da Canale porta ad Asti. E anche qui, grazie al suo bambino ormai cresciuto – Angelo -, le pesche e le albicocche lasciano presto il posto a nuove vigne. Oggi, a condurre l’attività insieme ad Angelo, sorriso generoso e mani grandi, c’è anche il figlio Stefano. In campagna, si spera sempre che la prole si fermi in azienda e il racconto della famiglia Ferrio sembra proprio destinato a proseguire.

Padre e figlio, Angelo e Stefano Ferrio.

Padre e figlio, Angelo e Stefano Ferrio. © CascinaCa’Rossa

 

L’azienda conta 13 ettari di vigneti con una produzione di circa 70.000 bottiglie e – come Matteo Correggia – si sta convertendo alla coltivazione biologica, che poi nei fatti è l’approccio che hanno da diversi anni, nutrendo e proteggendo i campi con rame e zolfo, evitando eccessivi trattamenti chimici. Oltre al Roero Arneis, bianco tipico del territorio, con sentori delicati di papaya e melone, c’è anche un piacevole Rosè, con bouquet di rosa e amarena. Il Mulassa (Barbare d’Alba) è vigoroso, profuma di mora ed ha un intenso colore rubino. Tra i Nebbioli, si parte bene con il base e si finisce ancora meglio con la riserva, il Mompissano: dopo 30 mesi in botti di rovere di Slavonia, assemblaggio in acciaio inox e 4 mesi in bottiglia, il vino regala eleganza e corpo, bel tannino e note di frutti di bosco (ha preso 3 bicchieri nella guida Gambero Rosso 2014 ed è segnalato da Slow Wine 2015).

Alcune delle bottiglie di Cascina Ca'Rossa.

Alcune delle bottiglie in degustazione da Cascina Ca’Rossa. © oltreilbalcone

 

Pranzo stellato a prezzi democratici

Per terminare in bellezza una piacevole giornata di degustazione di vini, quel che ci vuole è un buon pasto: l’Osteria dell’Enoteca, nel centro di Canale, non delude mai. È il bistrot del Ristorante di Davide Palluda, chef nato in questo paese 45 anni fa, dal 2000 ha ricevuto una Stella Michelin e se la tiene stretta.

La sala interna dell'Osteria dell'Enoteca a Canale.

La sala interna dell’Osteria dell’Enoteca a Canale. © oltreilbalcone

 

L’Osteria permette di assaggiare piatti del territorio, impreziositi da un esprit creativo: un’intrigante esperienza di haute cuisine a prezzi democratici (pranzo/cena sui 30 euro; vini al calice a partire da 3 euro). La sala interna è raffinata e di design; con la bella stagione approfittate del dehors fiorito.

Il dehors dell'Osteria dell'Enoteca a Canale.

Il dehors dell’Osteria dell’Enoteca. © oltreilbalcone

 

Tra i piatti c’è anche una buona scelta per i vegetariani: lasagne di zucchine trombette, tonno di coniglio e giardiniera, involtino di melanzana e scamorza affumicata, ravioli di patate con finferli e maggiorana, ricciola scottata. I dolci meritano e, tra tutti, il gelato al caffè con spuma di mascarpone e pane caramellato lascia un segno indelebile. Una ragione in più per fare ritorno nel Roero.

DRITTE TAKE AWAY

Cantine da visitare
§ Matteo Correggia, via S. Stefano Roero 124 – Canale
§ Cascina Ca’Rossa, Cascina Ca’ Rossa 56 – Canale
Dove mangiare
Osteria dell’Enoteca, via Roma 57 – Canale

Uovo bio affogato, fagiolini e pomodori essicati.

Uovo bio affogato, fagiolini e pomodori essicati, Osteria dell’Enoteca. © oltreilbalcone

 

Ravioli di patate con finferli e maggiorana.

Ravioli di patate con finferli e maggiorana, Osteria dell’Enoteca. © oltreilbalcone

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3 Comments

  • Reply
    Lidia
    Luglio 22, 2016 at 7:31 pm

    Ma quanto lavoro e serieta professionale!!! Complimenti e ‘ sempre una inmensa gioia x me ritrovare queste aziende che ho avuto il piacere di conoscere quando vivevo nel roero!!! Complimenti ancora!!!

    • Reply
      Corinna Agostoni
      Luglio 22, 2016 at 10:54 pm

      Grazie Lidia! È una gioia anche per me tutte le volte che vi faccio ritorno… Deve essere stata una bella esperienza vivere nel Roero, che meraviglia!

  • Reply
    Colli Tortonesi: itinerario sulle vie del Timorasso | oltreilbalcone
    Giugno 22, 2017 at 7:54 am

    […] in Val d’Ayas, in Valle d’Aosta, e di farvi sedurre dalle meraviglie del Roero, in Piemonte; oggi vi racconto il profilo gourmand dei Colli Tortonesi, raggiungibili con un breve […]

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