Bolgheri e Montescudaio: calici insoliti nella terra dei vini

Pianta on the road: i vigneti di Sangiovese del Podere Trinci.
Podere Trinci, Bolgheri @oltreilbalconeMetti 4 amici, 1 bebè, 1 cane, 1 week-end in Toscana. E molteplici cantine da visitare. Un fine settimana tra Castagneto Carducci e Montescudaio – in Val Di Cecina, tra la Maremma Pisana e quella Livornese – alla scoperta di vini naturali, biologici o biodinamici, che meritano di essere conosciuti, sorseggiati, condivisi. Un territorio rinomato per la DOC Bolgheri, il famoso Sassicaia della Tenuta San Guido o i noti produttori Ornellaia e Masseto, ma capace di offrire anche molto altro. Cantine meno patinate, realtà di piccole o medie dimensioni con vini controcorrente, frutto del lavoro di uomini e donne dalla grande tenacia, con una filosofia che privilegia il rapporto con il territorio e la natura.
La mia avventura comincia nei dintorni di Castagneto Carducci: il mare è vicino e si lascia ammirare in bucolici scorci, portando lo sguardo oltre le pinete, sorte per proteggere i retrostanti terreni agricoli.

Castagneto Carducci e il mare, all'orizzonte. @oltreilbalcone

Castagneto Carducci e il mare, all’orizzonte. @oltreilbalcone

La prima cantina che visito è Michele Satta, uomo coraggioso e intraprendente. Da giovane vendeva frutta e verdura a Varese, poi scelse di investire qui. A differenza delle famose tenute sorte nella zona – che rientrano, come lui, nella denominazione “Bolgheri DOC” – Michele non ha origini nobili, ma sa vedere lontano. La sua decisione di dedicarsi al vino è frutto di una passione profonda per la terra (attualmente sono in conversione biodinamica), di buone intuizioni e di una strategia intelligente che lo ha portato a dedicarsi più alle sue vigne che al marketing, cavalcando poi la notorietà creata dai grandi nomi delle cantine più blasonate. Sino a farsene una propria, grazie alla qualità dei suoi prodotti, mai scontati. È stato il primo, nell’area, a puntare (anche) sul vino bianco: piacevole il Costa Giulia (65% Vermentino e 35% Sauvignon), delizioso il Giovin Re (100% Viognier), breve maturazione con le bucce e fermentazione in barrique, profumo di albicocca sciroppata e persistenza in bocca. In azienda ci accoglie il figlio Giacomo e, con garbo e personalità, ci fa ammirare i vigneti, che hanno la particolarità di sorgere su territori pianeggianti.

Giacomo Satta. @oltreilbalcone

Giacomo Satta. @oltreilbalcone

Il taglio della zona è bordolese – si mescono Merlot e Cabernet -, ma l’animo della famiglia Satta è più affine a quello dei vigneron della Borgogna, contadini nell’anima. Il territorio di Bolgheri ha invece tutte le caratteristiche della più aristocratica Bordeaux: proteso verso il mare, coltivato in vasti appezzamenti da proprietari alto-borghesi ed elaborato con un assemblaggio di più vitigni (il taglio bordolese, appunto). La cantina Satta è un originale connubio tra le due zone francesi, lo spirito di una (Borgogna – leggi qui l’articolo dedicato) e le tipicità del territorio dell’altra (Bordeaux – leggi qui l’articolo dedicato alla Strada dei vini di Bordeaux). Più alcune particolarità: interessante la scelta di coltivare anche il Teroldego, vitigno tipico del Trentino; coraggiosa la bottiglia di Syrah in purezza e preziosa quella che prende il nome di Cavaliere (la mia preferita tra i rossi), 100% Sangiovese – vitigno più diffuso della Toscana -, con tannini eleganti e retrogusto di liquirizia e cacao. Il Piastraia è il (piacevole) Bolgheri Rosso DOC; merita anche il Bolgheri Rosato, armonico e con un bel sottobosco.
Michele Satta @oltreilbalcone
Michele Satta @oltreilbalcone

La sala di degustazione di Michele Satta (e c'è anche il bebè, compagno di viaggio). @oltreilbalcone

La sala di degustazione di Michele Satta e il bebè, compagno di viaggio. @oltreilbalcone

A 5 minuti di strada da Satta, si cambia pianeta. Maria Chiara ci viene a prendere in macchina, conducendoci alla volta della sua piccola tenuta, Podere Trinci: un solo ettaro di vigneto, 500 ulivi con oltre 300 anni di vita e tanto amore. La sua è la storia di una seconda opportunità. Avvocato in una vita precedente, autodidatta nel mondo del vino, porta avanti con passione e duro lavoro il progetto del padre, venuto a mancare prematuramente. Con il supporto del compagno, lei si occupa di tutto: dalla raccolta manuale alla messa in bottiglia (le etichette vengono incollate ad una ad una, stessa sorte per i tappi). Il suo vino – privo di trattamenti con diserbanti e concimi chimici; non filtrato e affinato in acciaio – è come lei: genuino, fresco e con carattere. Un’unica bottiglia, il Carmina Arvalia, ad oggi disponibile il 2012 e il 2013: morbido, tannini scalpitanti e sapore di cuoio e terra. Il blend fu studiato con cura dal padre e non si cambia: 45% Merlot, 20% Cabernet Sauvignon, 20% Sangiovese, 10% Cabernet Franc e 5% Syrah. Conoscere Maria Chiara e il suo vino è un’esperienza preziosa. Vuol dire entrare in un mondo autentico, fatto di fatica e sorrisi, dove la Natura è protagonista.
Podere Trinci @oltreilbalcone
Podere Trinci @oltreilbalcone

Gli ulivi del Podere Trinci e il mio cane, Felakuti. @oltreilbalcone

Gli ulivi del Podere Trinci e il mio cane, Felakuti. @oltreilbalcone

Salutiamo la DOC Bolgheri e approdiamo in quella, meno conosciuta, di Montescudaio, che è anche un piacevole paesino, inserito tra I borghi più belli d’Italia. Da queste parti, è il Sangiovese a farla da padrone e il terreno è principalmente argilloso, invece che sabbioso (si trovano spesso fossili marini, come le conchiglie). Non riesco a visitare la cantina Fontemorsi – certificata biologica – perché stanno imbottigliando, ma nel comune c’è un punto vendita dedicato e facciamo una piacevole degustazione. Un bianco fresco con note di mango, il Tresassi (50% Viognier e 50% Chardonnay), un rosato e i rossi, tra cui lo Spazzavento (70% Sangiovese e 30% Merlot): vellutato, rosso rubino, profumo di fragoline di bosco e lieve speziatura. Oltre ad uno splendido nome.

Montescudaio. @oltreilbalcone

Montescudaio. @oltreilbalcone

La sera ci concediamo una cena in paese da Il Frantoio, buon ristorante (ottime le fritture!), ma con prezzi un po’ alti per la zona. L’ambiente è suggestivo, con volte e mattoni a vista, e i proprietari molto gentili, anche con i 4 zampe. La notte il vino bevuto durante la giornata concilia il sonno, a casa di amici mi addormento come un sasso. Soddisfatta. L’indomani, sempre a Montescudaio, visito l’azienda Colline di Sopra, anch’essa certificata biologica. 5 ettari di vigneti collinari esposti a nord (27 mila bottiglie l’anno) godono del giusto connubio tra mare ed entroterra, beneficiando delle brezze marine e delle forti escursioni termiche. Il contesto è incantevole e il paesaggio suggestivo. Lo apprezza anche il mio cagnone, Felakuti (si, si chiama così), che fa subito amicizia con Syrah, il meticcio della tenuta. Insieme corrono spensierati tra le vigne. Ovunque, qui, eleganza e gusto regnano sovrani: la sala di degustazione ha un accattivante design, essenziale e con tonalità chiare, che conferiscono luminosità all’ambiente. I due proprietari, marito e moglie, sono piemontesi (Vercelli e Biella): approdati in Toscana per trascorrere una bucolica pensione, si sono invece rimessi in gioco con questa attività. Luisa è architetto e si vede: dall’arredamento alle etichette, persino la planimetria è intrigante. Sognando dove vorrei vivere in un futuro più o meno prossimo, questo luogo non mi dispiacerebbe affatto. La sensazione è che, da queste parti, l’unica fatica sia arrendersi alla felicità. Tornando ai vini: gradevole il moscato secco, il Tredici, nato (appunto) nel 2013 quasi per caso quando, a causa del clima, non fu possibile realizzare il passito. L’Eola (Merlot, Sangiovese, Syrah, Cabernet Sauvignon) è un vino fresco, mentre il Sopra (Sangiovese in purezza) la punta di diamante. Il mio preferito è però il Ramanto (Cabernet Franc e Petit Verdot): raffinato, con bouquet di mora, cacao e caramello.

I vigneti di Colline di Sopra e il mio cane, Felakuti. @oltreilbalcone

I vigneti di Colline di Sopra e il mio cane, Felakuti. @oltreilbalcone

Colline di Sopra @oltreilbalconeSi cambia completamente stile alla Fattoria Santa Maria, più rustica, ma non priva di interesse. A condurre l’azienda, dopo un susseguirsi sfortunato di premature scomparse, è rimasta Alessia Viviani e la grinta non le manca. Il cavallo di razza è il Vin Santo, invecchiato almeno 5 anni in caratelli di rovere. Tra i bianchi, di carattere il Sicut Era (Trebbiano e Malvasia), macerato per un po’ sulle bucce e per questo con un colore dalle tonalità aranciate – proprio ora in fase di imbottigliamento il 2015 -; mentre tra i rossi, il Gianfra 2006 (Sangiovese e poco Syrah) è strutturato e persistente. Il nome è dedicato a Gianfranco d’Antilio, che diede vita alla fattoria, ma non poté vederla crescere. Perché i vini, spesso, raccontano storie.

Le botti di vin santo della Fattoria Santa Maria. @oltreilbalcone

Le botti di vin santo della Fattoria Santa Maria. @oltreilbalcone

Corono il week-end con una bella passeggiata a Casale Marittimo – borgo delizioso su un colle che domina la Val di Cecina – e un pranzo alla Taverna Via di Mezzo: ordino tricotta (ricotta cotta tre volte) al miele e tartufo e tagliolini al tartufo (si, amo il tartufo). Ma bevo acqua, solo per questa volta.
Bolgheri. @oltreilbalconeDRITTE TAKE AWAY
Cantine a Castagneto Carducci – Bolgheri DOC
Michele Satta
Podere Trinci
Cantine a Montescudaio – Montescudaio DOC
Fontemorsi
Colline di Sopra
Fattoria Santa Maria
Ristoranti consigliati
Il Frantoio – non a buon mercato, ma buono e con servizio garbato.
Taverna Via di Mezzo, Casale Marittimo – ottimo e prezzi onestissimi.

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Filed under Italia, Primavera, Vino

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