Lettera a Babbo Natale

Natale @oltreilbalconeCaro Babbo Natale, torno a scriverti dopo diversi anni di silenzio. In questo periodo, sei rimasto nei miei pensieri e non ho mai dimenticato di lasciare i pan di stelle per le tue renne, il 24 dicembre. Ma in effetti, non mi facevo viva da un po’. Rimedio ora. Di desideri ne ho sempre tanti, come quando ero piccina. Con il tempo, ho sviluppato una nuova passione, il giardinaggio. Ho scoperto che dalle piante si può imparare molto.
Ad ascoltare, innanzitutto. Ma anche ad analizzare il contesto. A perseverare. E ad avere pazienza. Ad intervenire. A cadere, contemplando i propri errori. E a rialzarsi, perché c’è sempre almeno una buona ragione per farlo. Ad assaporare gli istanti. E a cogliere la bellezza, talvolta si nasconde dove non avresti mai pensato di trovarla. A meravigliarsi, perché la vita è imprevedibile e non sempre è un male. Ho imparato l’importanza di seminare e che i frutti possono tardare, ma ad un certo punto arrivano. La ruota gira e se dai, prima o poi, ricevi. Bisogna avere fiducia.
Ho creato un piccolo mondo vegetale sul mio balcone milanese, rendendomi conto solo in seguito che, forse, era qualcosa di più. Un rifugio, ma anche uno sprone. Un libro da abitare, una prospettiva, un viaggio. Il luogo da cui partire. E quello dove tornare.
Veniamo ai desideri. Quest’anno il mio giardino metropolitano ha visto l’ingresso di sfiziose new entry: dalla palma al melograno. Caro Babbo Natale, credo che il 2016 sia l’anno giusto per tornare ad un grande amore: le rose. Quando ero adolescente, il mio balcone era unicamente dedicato a questo fiore. Poi, per la legge del contrappasso, non ne ho più volute. Ora sono pronta a dedicarmici nuovamente (… che sia profumata, però!). Vorrei tanto anche un cactus, di quelli alti, fieri, che ti fanno sentire un po’ in Arizona. E mi piacerebbe una nuova ortensia, dalle sfumature cobalto. Per finire, gradirei un po’ di tempo. Ma forse questo è troppo anche per te, Babbo. Quello sfugge sempre, scivola tra le mani. Eppure, è tanto prezioso. Bisogna imparare a gestirlo. Perché non è infinito. E serbarne un po’, trovando momenti per coltivare le proprie passioni, dedicandoci anche un po’ a noi stessi.

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