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Pamilacan, l’isola dove il tempo si è fermato | Filippine

Fiore on the road: le bouganville fucsia, utilizzate in cucina come decorazione, per impreziosire i piatti. Pamilacan @oltreilbalconePamilacan è una piccola isola nell’arcipelago di Bohol, nelle Filippine, che merita di essere scoperta. Ma non troppo. Ci sono luoghi che sarebbe bello non cambiassero mai. Hanno un’armonia preziosa, ma fragile e gli elementi esterni a quell’ecosistema sono dei potenziali pericoli per la sua sopravvivenza. Pamilacan è un posto che può insegnare molto, occorre però essere delicati. Camminare in punta di piedi, sussurrando, come quando si entra nella stanza di un bambino piccolo che non va svegliato. Visitatela, ma abbiatene cura. La bellezza, spesso, si poggia su delicati equilibri; l’incanto di questo luogo va protetto.
La sveglia suona all’alba. Fortunatamente il mio hotel di Panglao affaccia direttamente sulla spiaggia, dove alle 5.30 (… di mattina, sigh!) ho appuntamento per partire alla volta di Pamilacan.
La bassa marea impedisce alla barca che mi attende di raggiungere la riva, così alzo la borsetta sopra il mio capo per evitare che si bagni e mi avventuro a piedi in mare, immergendomi sino alla vita. Una volta salita a bordo, mi raccolgo nel mio pareo, godendomi il viaggio. L’aria è frizzante e il cielo color ardesia. Gli occhi sono puntati sul mare: potrebbero fare capolino dei delfini (è un luogo d’elezione per l’avvistamento di questi mammiferi) e non ho alcuna intenzione di perdermeli.
L’escursione è organizzata dall’Amorita Resort che, nell’ottica di un turismo sostenibile, ha stretto un’intelligente collaborazione con i barcaioli di Pamilacan, assicurandogli un lavoro nel trasportare le persone da Panglao alla propria isola. In un’ora arrivo a destinazione, purtroppo dal mare non si è fatto vivo alcun animale, ma confido nel ritorno. Il cielo è annuvolato e l’atmosfera sospesa.
Pamilacan @oltreilbalconeFiori a Pamilacan @oltreilbalconeNon appena metto i piedi a terra, mi rendo subito conto di essere approdata in un mondo a sé stante. L’isola conta appena 1.800 abitanti, che vivono senza elettricità e con un uso estremamente parco dell’acqua. I tempi sono dettati dalla luce del sole, i ritmi sono lenti e gli unici suoni che si percepiscono netti, in un ambiente dove regna una quiete indisturbata, sono il canto dei galli e il belare delle caprette. Allontanandosi dalla costa, un’unica strada con appena un paio di biforcazioni attraversa l’isola, movimentata da dolci collinette che creano un gioco di salite e discese. Non ci sono macchine, i locali si spostano grazie a moto e scooter, sui quali arrivano a caricare anche un’intera famiglia (mamma, papà e due figli), ma sono perlopiù i giovani ad utilizzare le due ruote per compiere instancabili giri avanti e indietro. Le case, con il tetto in paglia o in legno, sono costruite sfruttando i materiali locali ed hanno caratteristiche decorazioni romboidali. In cortile, al posto dei cani, ci sono dei simpatici maialini.
Pamilacan @oltreilbalconePamilacan @oltreilbalconePamilacan @oltreilbalconePamilacan @oltreilbalconeCapretta a Pamilacan @oltreilbalconeL’isola si gira serenamente a piedi e non perdo l’occasione per addentrarmi in questa realtà, dove sembra che il tempo si sia fermato. Passeggiando, noto che le signore usano i cactus per mettere i panni ad asciugare e che le toilette sono spesso en plein air (ovviamente nessuno sciacquone, c’è un secchio adibito a questa funzione). I neonati hanno delle amache come culle e i bambini giocano sfruttando abilmente gli innumerevoli spunti creativi offerti dalla natura (i legni diventano spade, gli alberi un rifugio, i tappi delle biglie…). Non sembrano infelici per l’assenza di tablet e dozzine di ninnoli.
Pamilacan @oltreilbalconeBimba a Pamilacan @oltreilbalconeGli adulti trascorrono le giornate svolgendo lavori manuali, molti signori (anche anziani) tagliano la legna, e il riutilizzo fantasioso dei materiali è un’arte sapientemente sfruttata: meraviglioso il dondolo creato con due ruote di bicicletta e dei tronchi giustapposti.
Pamilacan @oltreilbalconeDondolo, Pamilacan @oltreilbalconeLe faccende quotidiane non impediscono di dedicare uno spicchio di tempo al meritato riposo, le pennichelle sono un’abitudine consolidata. Non mancano le scuole (si arriva sino alle superiori) e qualche attività commerciale: la più frequentata è una piccola drogheria che, tra caramelle e succhi di frutta, vanta una radio a pile, grazie alla quale si riuniscono decine di persone per ascoltare la musica e qualche notizia di attualità.
High School, Pamilacan @oltreilbalconeE poi c’è la natura. Vigorosa, lussureggiante. Tra banani e palme da cocco, dalla parte opposta rispetto a dove sono arrivata, superando una casetta che sorge completamente isolata, scopro una spiaggia incantevole. È Paradise Beach e mai un nome fu più calzante. Per gli appassionati di diving e snorkeling, vi sono splendidi siti, ma occorre fare attenzione alle correnti, possono essere molto pericolose. In ogni caso, il rischio di incontrare grandi folle di turisti pare non esserci, per il momento.
Pamilacan @oltreilbalconePamilacan @oltreilbalconePrima di pranzo mi propongono un massaggio, non ci metto molto per accettare: con 7 euro (durata: un’ora) raggiungo la pace dei sensi. L’escursione all’isola prevede un pranzo cucinato in loco: assaggio una squisita banana blossom salad (banana bollita, latte di cocco, zenzero, scalogno, pomodoro ed un goccino d’aceto) e, come dessert, ananas fresco e banane fritte.
Banana blossom salad @oltreilbalconeBanane fritte e ananas, Pamilacan @oltreilbalconeSulla strada del ritorno, in mare aperto, i delfini si fanno finalmente vivi, prodigandosi in qualche simpatica piroetta. Pare siano curiosi di noi almeno quanto noi lo siamo di loro. O forse è solo una sensazione. Sono scaltri ed estroversi. Sembrano quasi avere un sottile senso dell’ironia.
Torno a Panglao con diversi pensieri che mi frullano in testa. Gli abitanti di Pamilacan non sono certamente ricchi e un turismo responsabile può far loro gioco. Allo stesso tempo, non credo nel loro caso si possa parlare di povertà. È qualcosa che ha a che fare con lo stile di vita. Diverso. Più condizionato dai bisogni primari permettendo però, al contempo, di apprezzare maggiormente i piccoli grandi piaceri quotidiani (stare in compagnia, prendersi i propri tempi, vivere ascoltando la natura…), senza inciampare nelle complicazioni generate dalla “modernità”, che troppo spesso partorisce necessità fittizie. Non voglio dire che sarei certamente felice abitando là (non so, in tutta onestà, se nel lungo periodo vivrei bene l’assenza di una doccia calda). D’altro canto, non sono sicura che queste persone starebbero bene catapultate in una realtà diversa, seppur con la presenza di maggiori comfort. Vivono in un ecosistema che, in qualche modo, funziona. E’ una realtà che vale la pena conoscere, sapendola rispettare. C’è molto da imparare.
Pamilacan @oltreilbalcone

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    Filippine: il favoloso mondo di Bohol | oltreilbalcone
    agosto 12, 2015 at 10:51 am

    […] ragione nobile: avvistare i delfini. Alla 5.30 siamo già in barca, diretti nell’isoletta di Pamilacan [leggi qui l’articolo dedicato]. Nel pomeriggio, dopo esser rientrati, visitiamo la Bohol Bee Farm, delizioso concept store che […]

  • Reply
    Prologo di un viaggio nelle Filippine | oltreilbalcone
    agosto 29, 2015 at 4:29 am

    […] per chi volesse organizzare il viaggio. Il mio itinerario Cebu – Bohol e Panglao – Pamilacan – Siquijor – Negros – Manila. Periodo 10 giorni di soggiorno, dal 12 al 23 giugno […]

  • Reply
    Doveri e Piaceri
    settembre 4, 2015 at 8:35 am

    E’ un paradiso…..

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