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Cebu e Mactan Island, tra sacro e profano | Filippine

Fiore on the road: il profumatissimo kalachouchi, nella variante bianca o rosa. 

Dopo 15 ore di volo ed uno scalo ad Hong Kong, eccomi finalmente nelle Filippine. Cathay Pacific mi conduce nel profondo Far East con eleganza e scioltezza, coccolandomi tra un film e una lettura con toblerone, succhi e muffin alla cannella. Atterro nell’arcipelago di Cebu, a Mactan Island, nella regione delle Visayas centrali. L’accoglienza è calorosa: appena uscita dall’aeroporto, dopo averci regalato una collana di benvenuto, la guida – il sempre sorridente Neri – ci accompagna a pranzo.
Il caldo e un’altissima percentuale d’umidità mi danno la sensazione di essere avvolta dalla pellicola trasparente che si usa in cucina. È mezzogiorno ed apprendo subito due importanti usanze locali. Si pranza e cena molto presto (11.30/12 e, per la sera, 18/19) ed i pasti sono un momento cruciale della giornata. Seduta a tavola, mi portano un succo di calamansi, un limone verde, dal sapore simile al lime, grande come una biglia. Viene anche utilizzato spremuto nella salsa di soia, come accompagnamento ai piatti.
calamansi @oltreilbalcone
Durante i pasti i filippini bevono spesso spremute di frutta fresca; vino ed altri alcolici sono poco frequenti. Il piatto, come nella maggior parte dei ristoranti, è costituito da una coreografica foglia di banano, accanto vi sono forchetta e cucchiaio (il coltello non si usa). Come alternativa si utilizzano le mani. Il pranzo è pantagruelico: dalla zuppa al tamarindo ai gamberi all’aglio, dal barbecue di maiale alle alghe di mare marinate nella soia (le mie preferite!). Le alternative veg non mancano.
Cucina filippina @oltreilbalcone
E per finire in dolcezza, il turon: involtini croccanti di cocco e sesamo con una salsina da capogiro al cioccolato e mango.
Dolce filippino @oltreilbalcone
Rinfocillata ed ubriaca di cibo, parto alla scoperta di Lapu Lapu, il centro abitato che sorge a Mactan Island e prende il nome dal capotribù che ferì a morte Magellano. L’evento è ricordato al Mactan Shrine, con lapide e statua. Ovunque ci sono bandierine, è appena trascorsa la festa nazionale d’indipendenza e si respira nell’aria il fascino decadente di un party appena concluso.
Mactan Shrine @oltreilbalcone
Ammiro splendidi fiori, rosa e bianchi, dal profumo inebriante: sono i Kalachuchi, una specie autoctona diffusa ovunque nell’arcipelago delle Visayas. A parte questo, il sito non presenta nulla di speciale, ad eccezione del caratteristico pontile dove sono ormeggiate barche in secca: anche nelle Filippine, come in Bretagna, c’è il fenomeno della bassa e alta marea. Dove la mattina c’era il mare, ora vi sono molteplici persone che raccolgono i granchi. Lapu Lapu (si usa molto ripetere le parole due volte!) si contraddistingue con colorati triangoli verdi, gialli, rossi e azzurri, dipinti ovunque in città: sui muri, sui marciapiedi, sui vasi delle piante. Sono un brand e permettono di riconoscere immediatamente dove ci si trova.
Bassa marea a Mactan Island @oltreilbalconeKalachouchi @oltreilbalcone
Sulla piccola isola di Mactan merita una visita l’Alegre Guitars, rinomato per essere il posto migliore in tutte le Filippine dove acquistare una chitarra, fatta rigorosamente a mano.
Alegre Guitars, Cebu @oltreilbalcone
L’Arts & Crafts Café vende invece collane, sandali e cuscini realizzati con prodotti locali, dal legno al cocco, dalle conchiglie alla rafia. Non si tratta solo di shopping ecosostenibile, si può assistere a suggestive dimostrazioni su come vengono trattati i materiali e cimentarsi nel creare personalmente il proprio gioiello.
Arts & Crafts Café, Cebu @oltreilbalcone
Arts & Crafts Café, Cebu @oltreilbalconeArts & Crafts Café, Cebu @oltreilbalcone
La sera, dopo una sfiziosa cena al Costabella Resort in cui assaggio il primo (di una lunga serie) succo di mango, il jet lag mi risparmia e crollo come un sasso.

L’indomani ci aspetta Cebu City, collegata all’isoletta di Mactan grazie ad un ponte: la Queen City del sud, una piccola Manila. Caotica e trafficata. È il primo luogo dove sono sbarcati gli spagnoli, vanta la strada più antica (Colon street) e una storica università datata 1595 (University of San Carlos). Anche il cebuano, la lingua standard delle Visayas, risente della colonizzazione: il 50% delle parole deriva dallo spagnolo (cifra che raggiunge il 100% per quel che riguarda tutti i termini legati alla cucina).
Cebu, Filippine @oltreilbalcone
Il colorato Carbon Market (leggi qui l’articolo) è il posto ideale per scoprire sapori, costumi e abitudini locali immergendosi nella suggestiva vita quotidiana degli abitanti della città.
Carbon Market @oltreilbalcone IMG_7758Dal profano al sacro, raggiungo il Taoist Temple, nel ricco quartiere di Beverly Hills, che regala splendidi scorci panoramici della città. Qui risiede anche la più grande comunità di cinesi nelle Filippine, sono circa il 20% degli abitanti. La struttura, circondata da fire tree (albero del fuoco) con fiammeggianti fiori rosso corallo, racchiude 4 templi impreziositi da lussureggianti bouganville. Il drago, simbolo di potere, controllo della natura e supremazia, è uno degli elementi più ricorrenti. Il Macho Temple, guardiano del mare, protegge i viaggiatori. Qualche passo più avanti, al Main Altar, si pratica il rituale del “Fortune Telling”: è aperto a tutti e mi concedo di provarci. Avendo i pantaloncini corti mi copro con uno dei variopinti parei a disposizione e leggo con attenzione i passaggi da seguire prima di chiedere alla divinità la possibilità di fargli 3 domande. Sono fortunata perché, a differenza dei miei compagni di viaggio, mi viene concessa questa occasione (si lanciano due pietre e, a seconda del lato in cui cadono per terra, si ottiene una risposta affermativa o negativa). Non posso rivelare i miei quesiti, né le risposte ricevute. Questa è la condizione e la rispetto.
Taoist Temple @oltreilbalconeTaoist Temple @oltreilbalconeSalendo sette blocchi composti da sette scalini ciascuno (ça va sans dire che il numero non è casuale; cifra sacra, sono proprio sette i modi per raggiungere il Paradiso), oltre la pagoda (simbolo di lunga vita), si può godere di una suggestiva vista di Cebu City. Una statua di un pescatore ricorda il famoso insegnamento di Lao Tsu (fondatore del taoismo): “dai un pesce ad un uomo, lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare, lo nutrirai per tutta la vita”. Poco distante, una fontana piena di monetine: si pensa ci sia un Dio nell’acqua e i visitatori lo omaggiano. In questo luogo tutto ha un senso e quello che si vede non è mai soltanto quello che si vede. C’è sempre un significato, un insegnamento, una direzione. L’atmosfera regala un’inattesa, confortante sensazione di protezione.
Taoist Temple @oltreilbalconeLasciato il tempio, proseguo il pomeriggio mistico raggiungendo la Basilica del Santo Niño, la più antica delle Filippine. Distrutta per tre volte da un incendio e ricostruita, è meta di molteplici pellegrini e fedeli che vengono a rendere omaggio all’immagine fiamminga del Bambino Gesù. Il mio animo laico viene (piacevolmente) scosso dalla messa, svolta in contemporanea dentro la chiesa e en plein air, grazie ai megaschermi. Mentre inizia a piovigginare, centinaia di fedeli pregano cantando, riparandosi sotto gli spalti o sulle scalinate con coreografici ombrelli gialli e rossi forniti dalla chiesa. Più che una messa, sembra un concerto. Il pubblico è eterogeneo, dagli adolescenti agli anziani, sino ad intere famiglie: tutti partecipano con entusiasmo e trasporto. Alcune signore di una certa età, in uniforme senape, attraversano la folla per vendere candele da accendere in onore del Niño; un paio di baracchini propongono palloncini per bambini con i volti dei cartoni animati, da Biancaneve ad Hello Kitty. L’atmosfera è quella di una festa. Mai, in vita mia, avevo assistito ad un modo tanto gioioso di vivere la religione cattolica. Mi cattura e conquista. Senza rimedi. [Una curiosità: i filippini praticano la circoncisione. Non è un’usanza legata alla religione ma alla tradizione, probabilmente dovuta alla lunga dominazione islamica che ha preceduto la colonizzazione spagnola.]
Basilica del Santo Nino, Cebu @oltreilbalconeLa sera facciamo una passeggiata in Mango Avenue, un tempo costeggiata da alberi di mango: è qui che si vive la nightlife, tra locali e karaoke. A cena sorseggio un (incantevole!) green mango gustando dei nugget vegetariani. Come dessert, faccio la conoscenza del chocolate champorado (pudding di riso con cioccolato… simile ai coco pops) e del budino di ube, dal colore viola (patata dolce da cui si ricava anche una marmellata).
albero di mango @oltreilbalconeIl giorno successivo si volta pagina: è ora di vivere il mare dell’arcipelago di Cebu. Da un piccolo e colorato porticciolo di Mactan, prendiamo un tradizionale catamarano che ci conduce nell’isoletta mignon di Nalusuan, parte dell’Olango Island Group. Il nome deriva dalla forma dei numerosi cetrioli di mare nei dintorni, la cui particolarità è di assomigliare all’organo genitale maschile (la parola, in cebuano, “kalusuan” significa “a place of penises”).
Cebu @oltreilbalconeCebu @oltreilbalconeCebu @oltreilbalconeDettagli hard a parte, l’isola ospita un resort e un baretto: non resta quindi che buttarsi nelle splendide acque turchesi. Indossati maschera, boccaglio e pinne, nuoto spensierata tra pesci variopinti e coralli, ammirando stelle marine blu carta da zucchero. Mi sento leggera, allegra. Tutti i giorni dovrebbero essere così.
Cebu @oltreilbalconeSnorkeling, Cebu @oltreilbalconeCebu @oltreilbalconestelle marine blu, Cebu @oltreilbalconeAl ritorno, raggiunto il porto, c’è la bassa marea e la barca non può arrivare sino al pontile. Tocca andare a piedi, l’acqua è alle caviglie e le conchiglie sotto i piedi fanno un piacevole effetto massaggio. Mi sento leggera, libera da qualsiasi preoccupazione. Le (belle) giornate di mare fanno spesso questo effetto. Dovrebbero essere prescritte dai medici, quando si trovano dinnanzi una persona stressata e ansiosa. Forse perchè il mare ricorda che c’è altro. Che gli orizzonti sono ampi. Che a volte basta guardare in direzioni diverse (sott’acqua, per esempio, è pieno di pesci. Se non ci immergiamo, non avremo mai l’occasione di scoprirli). Che se ti fermi un attimo, per ammirare quello che c’è intorno, non affoghi, ma resti a galla (vedi la “posizione del morto”). Cebu mi ha regalato questo, un’insospettabile sensazione di levità. Mi sento vaporosa e serena. Pronta per affrontare la prossima meta, l’arcipelago di Bohol.
Cebu @oltreilbalcone

 

DRITTE TAKE AWAY

Dove ho dormito
Costabella Resort
Blue Water Maribago Beach Resort

SalvaSalva

SalvaSalva

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11 Comments

  • Reply
    centocaratteri
    luglio 2, 2015 at 11:40 am

    COMPLIMENTI! Grazie per avermi dato una fantastica idea di viaggio. Adoro il sud-est asiatico e non pensavo che le Filippine fossero così belle!

    • Reply
      Corinna Agostoni
      luglio 3, 2015 at 8:21 am

      Era da un po’ che non andavo in Asia. Le Filippine sono un posto incantevole, capaci di coniugare mare, avventura, cultura… Mi hanno fatto anche venire voglia di tornare ad esplorare questo intrigante (… e grandissimo!) continente. Prossimo viaggio (ad agosto): Thailandia! 🙂

  • Reply
    Sara Daniele Emotionally
    luglio 2, 2015 at 12:41 pm

    Che luoghi magici, spero di riuscire a visitarli anch’io presto. Grazie per questo diario di viaggio.

    http://www.emotionally.eu

    • Reply
      Corinna Agostoni
      luglio 3, 2015 at 8:17 am

      Grazie!! Il viaggio è stato effettivamente splendido, se un giorno avessi bisogno di due dritte per andarci, sono qui 😉

  • Reply
    Sara Boccolini
    luglio 9, 2015 at 1:33 pm

    “Le alternative veg non mancano.” è stato bello conoscerti e condividere questo viaggio in versione veg con te <3

  • Reply
    Sara Boccolini
    luglio 9, 2015 at 2:18 pm

    Speriamo di ripartire presto insieme…amica!!!! <3

  • Reply
    Filippine: il favoloso mondo di Bohol | oltreilbalcone
    agosto 3, 2015 at 3:10 am

    […] ad un luogo, nelle Filippine, in cui vorrei tornare all’istante, non ho dubbi. È Bohol. Da Cebu City (leggi l’articolo) prendo un traghetto che, in una manciata di ore, mi conduce in questa lussureggiante isola dalle […]

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    agosto 29, 2015 at 4:22 am

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    […] Dall’isola di Siquijor, raggiungo Dumaguete in traghetto, in appena 40 minuti. Dopo Cebu e Bohol, ormai adoro l’island hopping, un modo di viaggiare che consiste nel […]

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    Carbon Market, l’anima colorata di Cebu City | Filippine | oltreilbalcone
    novembre 4, 2015 at 5:49 pm

    […] è il posto ideale. Parte da qui la conoscenza della prima metropoli che visito nelle Filippine, Cebu City. Mi avventuro per Carbon Market, intrigante caleidoscopio umano e centro pulsante della vita […]

  • Reply
    Prologo di un viaggio nelle Filippine | oltreilbalcone
    novembre 4, 2015 at 5:59 pm

    […] a parte, ecco alcuni dettagli pratici per chi volesse organizzare il viaggio. Il mio itinerario Cebu – Bohol e Panglao – Pamilacan – Siquijor – Dumaguete e Apo Island (Negros) […]

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