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Parco del Queyras, emozioni ad alta quota

Pianta on the road: il pino cembro, sempreverde aghifoglie che ricopre di verde le Alpi. Il suo legno, molto pregiato, viene spesso utilizzato per le sculture.

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In inverno il Parco Naturale del Queyras è come un’isola, circondata e protetta da maestose vette che superano con orgoglio i 3.000 metri. C’è solo una strada che permette di raggiungerlo: dopo Briançon e la sua suggestiva città antica, bisogna superare Guillestre. Siamo nelle Hautes-Alpes francesi. Finalmente (dopo 4 ore di macchina, se si parte da Milano), si raggiunge la meta. E si spalancano gli occhi: si è avvolti da pini cembri e montagne imponenti, ricoperte da un soffice manto nevoso che luccica al sole.

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Da queste parti, il numero di abitanti è pari a quello dei camosci (2.500). Uno a uno palla al centro, considerando che se vuole, la Natura, fa subito goal. In realtà non c’è competizione, uomo e ambiente hanno trovato qui un bel modo di convivere, rispettandosi.
Il Queyras vanta 8 deliziosi paesini dove sembra che il tempo si sia fermato, distribuiti su 4 vallate, ognuna con un proprio museo e uno stile architettonico contraddistinto, dalle maison à fustes alla casette in legno, dalle abitazioni ad arcata a quelle borghesi. Ci fermiamo a Ceillac, dove ci sono 14 cascate che in inverno ghiacciano, i più temerari possono scalarle.

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Rimando l’impresa ad un futuro prossimo e mi avventuro con le ciaspole ai piedi in una passeggiata tra la neve fresca, immersa nella natura, sotto le stelle. Partiamo al tramonto, siamo una decina di persone più la guida.

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La notte cala implacabile e mentre gli uomini sono a casa e cenano al calduccio, fuori c’è un mondo che si risveglia: lupi, camosci, volpi, lepri. Gradualmente, ci si abitua al buio. Come per magia. La guida suggerisce di fidarsi delle ciaspole ed io lo faccio senza esitare. Sembra di essere così lontano, da tutto. Quando devi pensare a non ruzzolare giù da un pendio, non si possono avere troppo grilli per la testa. Bisogna avere le orecchie tese e il corpo pronto. È emozionante. Le nuvole che oscuravano il cielo si spostano velocemente e finalmente fanno spazio alle stelle, alla costellazione di Orione al completo. E nel frattempo il percorso diventa più dolce, ora si può anche scivolare con il sedere sulla neve e il divertimento prende il sopravvento.

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Lasciate ciaspole e racchette, raggiungiamo il paese di Arvieux e dopo una (meritata) cena alla Ferme de l’Izoard con una vellutata burrosa alla zucca, un intrigante tagliere di formaggi e una buona birra bianca artigianale al fiore di melissa e malto biologico, è ora della buona notte. Ma non prima di aver bevuto una tisana d’erbe e il mitico genepì, distillato a base di piante aromatiche delle Alpi. L’hotel richiama le fattorie di un tempo, ogni camera corrisponde ad un’animale. Mi assegnano lo scoiattolo e mi addormento serena.

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L’indomani facciamo una passeggiata sul leggendario Colle dell’Izoard: dei 7 chilometri necessari per raggiungere la vetta, basta fare poche centinaia di metri per godere di una splendida vista di tutta la vallata di Arvieux e oltre.

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La strada, chiusa al traffico automobilistico in inverno, è suddivisa un 3: chi passeggia a piedi o con le ciaspole, chi fa sci di fondo e chi fa skating. Sul percorso si trovano tracce del passaggio di caprioli. La sensazione è quella di avere il Queyras tutto per sè.

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I turisti ci sono, ma ben distribuiti sui 90 chilometri di piste di sci alpino e i 120 di sci di fondo. Chi preferisce altre attività, può dedicarsi a slittino, pattinaggio, parapendio o semplici, suggestive, passeggiate nella natura. Il sole è un piacevole compagno di viaggio per l’intera giornata. Dopo un’insalata gustosa, visitiamo Saint-Véran – il più alto comune d’Europa – attraversato da un’unica strada, frequentata anche da simpatici cagnoloni che trotterellano liberi e spensierati.

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In paese si trovano, dipinte sulle case, moltissime meridiane (sono 100 in tutto il Queyras) e un forno che non è proprietà del comune, ma dei cittadini: in occasione delle feste in estate viene ancora utilizzato.

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Il Musée du Soum permette di esplorare un’abitazione antica (maison à fuste), quando si viveva nella stessa stanza dove c’era il bestiame, perché era l’unica riscaldata. Merita una visita anche l’Arche des Cimes a Ristolas, uno spazio interattivo per scoprire flora e fauna del parco.
E poi, quando meno te lo aspetti, le cose succedono. La sera, tornando in albergo, due caprioli mi attraversano la strada. Sono felice, come un bambino che ha appena incontrato Babbo Natale.La mattina seguente il cielo è terso, ma il freddo è severo (-10). Facciamo una visita ai cani da slitta e al loro sorridente proprietario che ci svela i segreti della sua attività.

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I suoi quattrozampe sono 24 in tutto, tra husky, alaskan malamute e samoiedo. Per condurre una pulka dove saliranno i bambini ne bastano un paio, mentre se a bordo ci sono adulti se ne utilizzano cinque. In testa viene posizionato il cane più intelligente, quello in grado di ascoltare meglio, che non è necessariamente il capo branco. A quest’ultimo spetta il compito di far mantenere l’armonia nel gruppo, lasciando anche giocare gli altri quando possibile, ma sgridandoli con fermezza se iniziano a litigare. I più forti e vigorosi stanno invece in fondo. È come una classe.

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I cani possono lavorare anche sino ai 13 anni, sono loro stessi ad avvicinarsi o a richiedere, abbaiando, di condurre la pulka, quando se la sentono. Sino ai -40 gradi non patiscono il freddo e mangiano solo la sera per evitare che di giorno, mentre lavorano, possano avere ritorsioni allo stomaco. Improvvisamente, iniziano tutti ad ululare: la guida mi spiega che lo fanno sempre al sorgere e calare del sole. Sono speciali questi cani. Capaci di fare gruppo ma ognuno con il suo carattere: alcuni mi prendono alla sprovvista leccandomi addirittura in viso, altri stanno più sulle loro, sembrano quasi minacciosi. Mi dicono di non avere paura di nessuno e non ne ho.

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Rimarrei con loro tutto il giorno, ma inizio a non sentire più i piedi e le mani, è il caso che raggiunga un luogo caldo.
Entro nella Fabbrica dei Giocattoli in legno di Arvieux, attiva dal 1919. Ai tempi vi lavoravano circa 40 persone, venne creata per dare un’occupazione agli abitanti del Queyras anche nei rigidi mesi invernali. Con il tempo divenne una cooperativa ed oggi, purtroppo, sono solo in 5, anche a causa della concorrenza della plastica. Il legno utilizzato proviene dal territorio circostante e si tratta principalmente di pino crochets. Gli scarti vengono riciclati per stufe e camini durante l’inverno.

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Le figure, principalmente di animali ma c’è di tutto (dai re Magi agli elicotteri), vengono ritagliate con una macchina apposita simile a quella del cucito e poi dipinte a mano di un unico colore. Quindi vengono decorate con tutti i dettagli da una signora esperta e poi viene nuovamente passata una mano di vernice. In fondo, ogni pezzo è unico e porta con sè un piccolo pezzo di storia di questo Parco e dei suoi abitanti.

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Dopo aver acquistato qualche animaletto in legno, nella speranza che questa realtà che profuma di sottobosco possa sopravvivere alla modernità, raggiungiamo la Maison de l’Artisanat a Château-Ville-Vieille. È una cooperativa che raggruppa una trentina di artigiani della zona: in un ampio salone sono in vendita i prodotti tipici del territorio, dalle marmellate, ai saponi, sino ai mobili. Accanto, Monsieur Bruno Genans sforna croquette dal 1985, utilizzando circa 120 mila uova all’anno. È il dolce tipico del Queyras, i cugini francesi dei cantucci: alle nocciole, al cioccolato, alle mandorle o al miele.

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Prima di fare ritorno in Italia, ci concediamo un pranzo al Bar du Village dove madame Marie-Claude ci prepara una strepitosa fonduta al bleu, formaggio locale che ricorda il gorgonzola. La signora ha una passione per le galline, sparse ovunque nel suo accogliente locale (ne ha più di 100, in ceramica, legno… di qualsiasi materiale). Da sapere: è preferibile non bere acqua se si mangia la fonduta, affinché non rimanga sullo stomaco. Obbediente, ordino una caraffa di chardonnay delle Alpi.

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Ho trascorso in questo Parco Naturale tre giorni, eppure mi sembra di essere lontana dalla città da settimane. Il Queyras è un po’ così, ti rapisce con gentilezza trasportandoti in un universo fiabesco, fatto di tradizioni e saperi antichi, dove la Natura è ovunque.

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DRITTE TAKE AWAY
Dove ho dormito
Ferme de l’Izoard
Ristoranti consigliati
Bar du Village (Château-Ville-Vieille; 0033.04.92467174)
Ferme de l’Izoard
Alta Peyra – très chic
Attività sulla neve
§
Sci di fondo e da discesa
§ Ciaspole
§ Cani da slitta
§ Scalata della cascata di ghiaccio
§ Slittino
§ Passeggiate a piedi
Troppo freddo? … cosa vedere al caldo
§ Fabbrica dei Giocattoli
§ Musée du Soum
§ Maison de l’Artisanat
§ Arche de Cimes – museo interattivo per scoprire la natura e gli animali del Queyras

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1 Comment

  • Reply
    50 sfumature di verde nel Parco del Queyras | Alpi francesi | oltreilbalcone
    agosto 10, 2016 at 10:45 am

    […] suggestiva discesa a zig zag che porta nel cuore del Parco. L’ultima volta che lo visitai era inverno (leggi qui l’articolo); in estate regala un panorama molto diverso, fatto di vallate in fiore, laghi turchesi, prati […]

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