La prima Orchidea non si scorda mai

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Sabato mattina. La pioggia tamburellante stava mettendo a dura prova l’animo spensierato da week-end.
Dopo aver portato a spasso il mio quadrupede peloso color vaniglia, che non si è risparmiato nell’inzupparmi di fango trascinandomi nelle voragini melmose del parco, ho provato a dare una svolta all’umore.

Impugnando con determinazione un ombrello a pois, mi sono avventurata in una Milano sonnacchiosa e intorpidita. Alla ricerca di candele profumate, ho trovato ben altro. Quando ti muovi, le cose succedono.

Sono rimasta stregata da un’orchidea. Seducente e raffinata, in passato non era mai scattato il colpo di fulmine. Sino ad ora. L’ho desiderata, l’ho presa. E ho scoperto un mondo.
Simbolo dell’armonia ed emblema della perfezione spirituale, la bellezza dell’orchidea trascende ogni genere, essendo maschile e femminile insieme. Alla faccia di coloro che non comprendono che la diversità è bellezza.
Definita dai greci “il sandalo del mondo” – per la forma del suo grande labello rigonfio che la fa somigliare alla punta di una scarpetta – in passato si credeva producesse effetti stimolanti (l’etimologia del nome ne dice qualcosa, da “orchis”, testicoli).

Tutte le piante nelle loro forme primarie, come le alghe, sono sulla terra da 2 miliardi di anni ed hanno ultimato il loro sviluppo. Non le orchidee che, apparse dopo l’ultima glaciazione, sono delle fanciulle di soli 10.000 anni d’età e si stanno ancora evolvendo.
All’apparenza fragili, sono in realtà tenaci e astute: capaci di assorbire dall’ambiente, e accumulare, acqua e sostanze nutritive da sfruttare nei periodi di siccità.
Eroine transgender, di un fascino struggente, in continuo divenire.

Con un balzo inaspettato, l’umore si è risollevato.
L’orchidea entra con onore nel mio Pantheon, sedendosi accanto alla Stella della Senna.
E mentre fuori imperversa la pioggia, la mia mente si reca altrove. Sorseggiando un tè alla mandorla, sogno un viaggio nella Valle delle Orchidee, nel Parco Nazionale del Cilento.

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