Île d’Orléans, l’orto del Québec

Pianta on the road: l’acero.
Coltivando la terra, si coltiva anche la felicità. Ne ho avuto la conferma nell’Île d’Orléans, a soli 10 minuti di macchina dalla città di Québec: un paradiso bucolico dal forte carattere rurale, con una bassissima connessione wi-fi. Qui il tempo sembra essersi fermato: lasciate in tasca lo smartphone (tanto non va!) ed assaggiate gli squisiti pomodorini gialli che crescono su quest’isola del fiume Saint-Laurent, collegata alla terra ferma da un unico ponte. Una sola strada principale di 60 chilometri gira intorno a questo lembo di terra, tra campi di fragole, orti, vigne, frutteti, fattorie e mulini a vento: percorretela in macchina o in bici, fermandovi nei molteplici économusée che incontrerete lungo il tragitto. Si tratta di piccole imprese private – dal produttore di sidro al coltivatore di mirtilli – aperte al pubblico, dove contadini e artigiani raccontano con passione il proprio mestiere; si possono degustare gratuitamente i prodotti del territorio e acquistare a chilometro zero le specialità locali. E se volete scoprire tutti i segreti dello sciroppo d’acero, visitando una Cabane à Sucre, questa è l’occasione giusta!
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I profumi di Grasse: visita da Fragonard nell’anno della peonia

Fiore on the road: la peonia, il fiore celebrato per tutto il 2017 dalla profumeria Fragonard.
Chi mi conosce lo sa: i miei occhi sono il naso. Vivo attraverso i profumi, dalla fragranza pungente del quotidiano la mattina, all’odore della neve in inverno, passando dagli effluvi di erba appena tagliata, all’aroma del caffè. Tra i 5 sensi, il mio prediletto è senza dubbi l’olfatto. E per una persona come me, un viaggio a Grasse – capitale mondiale del profumo e pittoresca cittadina della Provenza, in Francia – è un’esperienza speciale. Gioia pura. Ma lo sarà anche per voi, perché Grasse ha un fascino d’altri tempi e gode di un microclima magico, beneficiando del sole del Sud della Francia, della dolcezza del Mediterraneo, della freschezza notturna dovuta all’altitudine e dell’abbondanza di corsi d’acqua. Tutti questi elementi convergono nel fare di questo luogo il posto ideale per la nascita e coltivazione di numerose specie di fiori e piante aromatiche. Per creare Chanel N°5, per dire, vengono utilizzati solo gelsomini di Grasse. Da queste parti, i fiori danno il meglio di sé. E proprio qui, ho visitato la storica Parfumerie Fragonard: un’esperienza avvincente, per scoprire come nasce un profumo, la professione del Naso, la differenza tra un eau de toilette e un eau de parfum, sviluppando una nuova sensibilità. Narici aperte, quindi, vi porto con me in questo viaggio aromatico!
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Michela Picchi: in mostra tigri, unicorni e polvere di stelle

Quello di Michela Picchi è un mondo stellato, fatto di unicorni, tigri e cavalli colorati. Da stasera lo potete ammirare tutti a Milano (gratuitamente!), nella sua mostra personale “Stars, ospitata da Banca Sistema, nell’ambito delle attività no-profit dedicate all’arte e al patrimonio creativo dei giovani performer italiani under ’30. Il bello del capoluogo meneghino è questo, che offre opportunità, per chi vuole emergere e per chi la città desidera goderla a pieno (senza per forza dover spendere una fortuna). Ecco quindi una sfiziosa occasione per farsi un giretto in centro e ammirare le opere di un astro nascente del panorama artistico italiano.
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Parc de la Mauricie, la casa dell’orso nero | Québec

Pianta on the road: le foreste di abeti che ricoprono il parco.
Il Canada che avevo in testa, nel mio immaginario fatto di corsi d’acqua idilliaci e foreste sconfinate, l’ho trovato qui. Nel Parc de la Mauricie, dove la natura prende il sopravvento e la civiltà umana sembra lontana anni luce. In realtà, siamo a metà strada tra Montréal e Québec (leggi l’articolo dedicato), entrambe le città distano appena una manciata d’ore di macchina. Ma ve ne dimenticherete presto. Tra i pochi tangibili segni dell’uomo, una lingua d’asfalto panoramica di 63 chilometri che attraversa il Parco, tra maestosi abeti, betulle, pioppi, aceri e valli costellate di innumerevoli laghetti. La strada insegue l’ampio corso del fiume Saint-Maurice, che nasce dalle tondeggianti alture dei Laurentides (Monti Laurenziani), una delle più antiche catene montuose al mondo. E tra le molteplici meraviglie della natura che avrete occasione di ammirare da queste parti, preparatevi a fare un incontro molto speciale: l’orso nero, qui, è di casa.
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Capo Verde, paradiso amaro

Pianta on the road: la cistanche tubulosa, giallo limone, colonizza spesso i bordi delle strade e cresce anche sulla sabbia. Bella, ma parassitaria, non contiene clorofilla e per nutrirsi ruba la linfa alle altre piante.
Questa è una storia di vento. Di sole e di vento, che insieme danno vita ad un arcipelago indecorosamente bello. E ostile. Perché è una terra arida, priva di risorse minerali, dove non cresce nulla, o quasi. Dalla sua ha un mare pulito e pescoso, di un blu che si fonde con il cielo. Benvenuti a Capo Verde che, chiariamo subito il malinteso, verde non è (o, almeno, poco e solo in luoghi e periodi circoscritti, durante la stagione umida). Il Paese è un arcipelago composto da 10 isole di origine vulcanica, molto diverse le une dalle altre. Con una costante: lottano tutte contro i capricci del vento e devono far fronte ad un ambiente vulnerabile a causa della desertificazione e della secca. Sono terre dimenticate in mezzo all’Oceano Atlantico, ad una latitudine inconsueta tra il Tropico del Cancro e l’Equatore, a circa 500 chilometri dalle coste senegalesi. Isole che vennero popolate tardivamente, mica per caso. Eppure, i capoverdiani restano lì. O meglio, emigrano: nel resto del mondo ve ne sono molti di più che in patria (500.000 abitanti a Capo Verde e quasi il doppio all’estero). Ma poi tornano, in un continuo andirivieni. Perché mar fa rima con amar e penar, come ricorda il poeta nazionale Eugénio Tavares. Troppo intensa la sodade, quello struggimento cantato con dolcezza e tormento da Cesária Évora, la diva a piedi nudi che ha portato la morna – musica nazionale di Capo Verde – nel mondo.
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Nizza, il mio primo viaggio 2017

Fiore on the road: i ciclamini del Mercato dei Fiori nella Vieux Nice.
Nizza ha una qualità che più di ogni altra la rende preziosa: la sua luce. Il sole, qui, si riflette sulle case, gli alberi ed il mare in modo speciale, regalando colori brillanti che rendono l’atmosfera magica. Durante l’adolescenza, ho vissuto in questa città scintillante per un paio di mesi in estate e serbo ricordi deliziosi; eppure fuori stagione sprigiona un fascino particolare. Da tempo avevo voglia di tornare, di assaporare la sua eleganza. E così l’ho fatto. Il mio 2017 è iniziato qui, in quello che ho sempre considerato il capoluogo simbolico della Costa Azzurra. È cominciato con il mare, tanti sorrisi, rilassanti passeggiate, un bell’hotel, una cena sfiziosa. E un bagliore unico. Anche Matisse ne rimase folgorato: “La maggior parte della gente viene qui per la luce. Io vengo dal Nord. Ciò che mi ha spinto a Nizza sono i radiosi colori di gennaio e la luminosità della luce del giorno“.
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Québec, la città canadese dal fascino francese

Fiore on the road: il giglio, simbolo del Paese di cui la città è capitale.
Québec è un pittoresco scampolo di Francia in Canada. Mi riferisco alla città, capitale dell’omonima provincia, che inizialmente chiamavo Québec City per differenziarla da quest’ultima: ecco, non fatelo. È la denominazione usata dagli anglofoni e ai locali (a maggioranza francofona) dà parecchio fastidio, perché ci tengono a rivendicare il proprio esprit francese, qui sentito più che altrove. Québec – unica città del Nord America a poter sfoggiare un centro storico cinto da mura, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO – è una deliziosa bomboniera. Oltre alla Città Vecchia, bella da togliere il fiato, e al famoso Château Frontenac, l’albergo più fotografato al mondo, fuori dalla cinta muraria ci sono intriganti quartieri moderni tutti da vivere: meno frequentati dai turisti, vantano una frizzante vita notturna, originali bistrot e progetti artistici che si fondono con il tessuto urbano. Vi porto con me nella capitale del Québec, con un itinerario che va oltre i soliti circuiti turistici. E se la cartina geografica ricorda che siamo in America, preparatevi ad assaporare un Canada dal sapore europeo.
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Giacinto, la primavera è in casa

Appunti: arriva sempre, in inverno, un momento in cui sono colta da un’irrefrenabile voglia di fiori profumati. Anche se meno numerose, in balcone non manca qualche fioritura a rallegrarmi, dal ciclamino (leggi l’articolo dedicato) ai garofanini (che ormai da una manciata d’anni mi sorprendono con inaspettati boccioli nei mesi più freddi!). Ma il clima pungente mi porta a sfruttare meno il mio scampolo di verde en plein air: sul terrazzino in poco tempo le mani si trasformano in ghiaccioli e il naso vira al rosso clown. È il momento giusto per godersi la casa, il divano soffice e le cenette indoor con gli amici. E per rallegrare l’atmosfera, portando un po’ di natura tra le mura domestiche, una bella idea sono i bulbi, capaci di dar vita ad una primavera fuori stagione. Tra tutti, il giacinto, oltre a regalare colore e bellezza, vanta un profumo intenso, persistente e delizia in un solo colpo vista ed olfatto.

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Il birrificio Cantillon a Bruxelles, alla scoperta di Lambic e Geuze

Il Lambic è come Bruxelles: ha carattere ed è persistente. Oggi è l’unica birra ancora prodotta con le antiche tecniche di fermentazione naturale e, se avete in programma un viaggio nella capitale del Belgio, vi suggerisco un’esperienza originale: la visita dello storico birrificio Cantillon. Se è il vostro primo incontro con un Lambic – prodotto esclusivamente nella regione del Pajottenland, nelle Fiandre -, preparatevi: non ha nulla a che vedere con le bionde che siete abituati a bere. Ha una personalità tutta sua, con una spiccata acidità, e per apprezzarlo bisogna imparare a conoscerlo. Perché, quello che potrebbe essere definito un originale trait d’union tra birra e champagne, non è semplice da gradire al primo sorso, ma quando inizi ad amarlo, lo stimi per sempre. Se siete curiosi e vi è venuta sete, vi porto con me in un viaggio alcolico a Bruxelles, nel quartiere Anderlecht, alla scoperta del Cantillon, uno degli ultimi birrifici di Lambic.
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Pattinaggio sul ghiaccio e tintarella di luna ai Bagni Misteriosi di Milano

Magie di ghiaccio in quel di Milano. Il pattinaggio è il mio sport preferito dell’inverno: elegante, suggestivo, romantico. Sui pattini chiunque, anche chi non è capace di andarci e si muove buffamente, acquista un allure speciale. Il ghiaccio regala una poesia tutta sua, avvolge le persone in un’atmosfera ovattata, nella quale è piacevole abbandonarsi, come in una coccola, lasciando tutto il mondo fuori. Oggi, a Milano, inaugura una nuova pista: la piscina Caimi – recentemente ristrutturata e ribattezzata Bagni Misteriosi  – si trasforma per le feste in un Patinoire sull’Acqua, tra luci, musiche e incanto. E quando il fioco sole invernale fa capolino, vi potrete dedicare alla tintarella di luna. Ecco una dritta per il week-end (… ma tranquilli, avete tempo sino al 31 gennaio per vivere questa originale esperienza).
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